il rombo delle valanghe

il rombo delle valanghe

Osservavo pensieroso il Venerabile Maesrto Valavan che con passo tranquillo saliva sul tortuoso sentiero che conduceva ad un antico tempio. Come al solito il Maestro contraddiceva tutte le mie idee di come si sarebbe dovuto comportare un maestro, canticchiava, fischiettava, chiacchierava incessantemente. Avevamo attraversato alcune cittadine piuttosto grandi, incontrato studiosi, monaci e commercianti e poi piccoli villaggi di poveri contadini e pastori di yak.

“Maestro – esordii – abbiamo incontrato molte persone, abbiamo condiviso le loro case, il loro cibo, i loro pensieri, alcuni di loro erano felici, altri, la maggior parte, infelici. Ma c’è una cosa che non comprendo affatto, quelli più intelligenti e di maggior cultura erano i più infelici, mentre le persone ignoranti o addirittura sciocche sembravano felici. Credevo che una maggior conoscenza del mondo ed una maggiore intelligenza potessero rendere più felici, non è forse così?”

Un uomo debole di udito sente forse la valanga che gli crolla alle spalle?” rispose il Venerabile Maestro Valavan.

“Non capisco Maestro” dissi io, ormai consapevole che il Venerabile Maestro Valavan non si sarebbe irritato per le mie domande.

“Pensa ad un uomo sordo – riprese lui – le valanghe precipitano alle sue spalle, ma lui resta impassibile, tranquillo. Il cigolio di una ruota mal ingrassata non lo turba affatto, è serafico, rilassato, sembra felice e forse lo è, perché non si accorge dei pericoli del mondo ne delle cose che irriterebbero chiunque altro. Ma prendi lo stesso uomo, non sente nemmeno il canto di un usignolo, la risata di un bimbo, una donna che canta per lui o mormora parole dolci al suo orecchio. Anche in questi casi rimane impassibile, vive tranquillo, ma entro un orizzonte limitato.

Prendi ora una persona con un buon udito, egli sobbalza al rombo delle valanghe, si dimostra infastidito del cigolio di una ruota mal ingrassata, non resta impassibile, ma allo stesso tempo egli può godere del canto di quello stesso usignolo, sorride ascoltando le risate dei bimbi, il cuore gli sobbalza nel petto nel sentire una donna che canta per lui.

Allo stesso modo una persona intelligente vive in un mondo più vasto e complesso di chi si accontenta del proprio piccolo buco. Molte sono le cose che possono spaventarlo, infastidirlo, renderlo ansioso e spaventato, ma allo stesso tempo molte sono le cose di cui egli può gioire in modo più profondo ed intenso.”

“Ed allora Maestro perché essi non riescono a goderne? Sembrano tutti spaventati e incattiviti” chiesi ancora.

“Spesso sono troppo spaventati dalla complessità del mondo, angosciati da tutto ciò che può accadere, ma la cosa peggiore è un’ansia infinita che li spinge a ricercare disperatamente la felicità come fosse un premio, una meta da raggiungere il più rapidamente possibile per poi potersi riposare, godendone finalmente appieno. Questa ricerca disperata gli chiude occhi ed orecchie e si ritrovano peggio di chi non sente e non vede, infatti i loro sensi e le loro menti sono sempre pronti a cogliere ogni aspetto negativo, ma non riescono a vedere la bellezza.

Sempre tesi a desiderare qualcosa di diverso da ciò che hanno non si accorgono nemmeno di ciò che possiedono, non colgono la bellezza che li circonda, non si rendono conto delle fortune a cui passano accanto. Come uomini che, resi folli dalla ricerca dell’oro, gettano via diamanti e rubini che gli capitano nelle mani, incapaci di vederne lo splendore ed il valore.

Il saggio invece mantiene sempre ben desti i propri sensi e non si lascia sfuggire nessun aspetto del mondo, è conscio dei pericoli e del male, ma è anche pronto ed attento a coglierne il bene.

Egli non cerca nulla, eppure trova.

Egli è molto simile all’illuminato, che non desidera, ma vive pienamente ciò che è.

Molti di coloro che hai visto erano così presi dalla ricerca della felicità da non capire che era li accanto a loro. Ricordi il mercante che innamorato di un ritratto cercava in ogni dove una dona che assomigliasse il più possibile al disegno? Non si soffermava nemmeno a parlare con alcuna donna che non fosse come quella della sua fantasia, eppure molte di loro erano belle, intelligenti e di piacevole eloquio. O ricordi piuttosto il nobile collezionista di armi alla ricerca della spada perfetta? Egli non ha nemmeno visto la lama portata al fianco da un guerriero che abbiamo incontrato lungo il cammino. Non ha saputo vederne la perfezione, perché ciò che lui immagina perfetto non corrispondeva a quella forma. Eppure quella spada era altrettanto perfetta di altre. L’intelligenza non rende infelici, al contrario permette di godere di felicità più complete e profonde, ma molta gente lascia che l’intelligenza sia offuscata dal desiderio, dalla brama, dalla paura.”

Questo disse il Venerabile Maestro Valavan.

Dalle memorie del Venerabile Maestro Farukh



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