The Passenger

The Passenger

Ho lasciato passare un po’ di tempo dopo aver terminato la lettura prima di impegnarmi in una recensione del nuovo romanzo di McCarthy. The Passenger in realtà è la prima parte di un romanzo in due parti, di cui Stella Maris è il completamento.

Come sempre l’uscita di un lavoro di un nome così importante ha scatenato un vespaio di recensioni e critiche. Tutti concordano sul fatto che si tratti di un romanzo importante, ma da diverse parti c’è chi si è lamentato della scrittura, della trama trovandovi un sacco di difetti e di contro ci sono recensione entusiastiche.

A me è piaciuto moltissimo. Prima di qualsiasi dissezione e disamina credo sia giusto dire che The Passenger è davvero un gran romanzo. Non è un romanzo perfetto, non è il romanzo di McCarthy che preferisco, ha sicuramente qualche difetto, ma è pur sempre di altissimo livello.

La storia è semplice e complicata allo stesso tempo. È una storia a due voci.  La prima è la voce di Alicia Western, al cui suicidio assistiamo nel prologo, genio della matematica, tormentata da una serie di allucinazioni fra cui spicca Thalidomide Kid, un ragazzo con delle pinne al posto degli arti (il talidomide è un farmaco molto usato negli USA fino al 1961, quando si è scoperto che somministrato a donne incinte provocava difetti gravi ai nascituri). Poi c’è la voce del fratello Bobby Western, tormentato dai sensi di colpa per il suicidio della sorella, a cui era legato da un amore quasi incestuoso, perennemente in fuga e probabilmente lui stesso alla ricerca di un modo per morire.

Incontriamo Bobby mentre svolge il suo lavoro di sommozzatore durante un intervento alla ricerca di sopravvissuti di un incidente aereo. Non ne trova nessuno, ma dalla conta dei morti manca un passeggero, qualcuno è forse riuscito a uscire dall’aereo inabissato. Da quel momento Bobby sarà in fuga da qualcuno che vuole qualcosa da lui, qualcosa che nemmeno lui conosce. La storia di Alice, suicidatasi dieci anni prima, si alterna alle vicende del fratello con i dialoghi di lei con le sue stesse allucinazioni.

Non è un romanzo che si afferra al volo, probabilmente una rilettura può svelare dettagli non visti e rivelare significati non facili da cogliere.

I dialoghi fra Alice e il Kid sembrano sconclusionati, ma ognuno di essi è un tassello di un mosaico che rimane comunque incompleto. Le vicende di Bobby hanno il passo del thriller, ma è un thriller sfilacciato, con un ritmo claudicante, a volte rallenta e si perde, poi balza in avanti senza muoversi davvero.

È anche un thriller interiore, lo è nei dialoghi fra Alice e le sue allucinazioni e lo è nelle riflessioni di Bobby, un thriller alla ricerca di un senso che non esiste, e in fuga da un realtà che è forse troppo terribile per essere compresa e accettata.

Nella vicenda si intrecciano la fisica (con una lunga digressione sulla relatività e le teorie quantistiche) e la psicologia, la matematica, la musica, la creazione della prima bomba atomica e individui misteriosi con l’aria da missionari mormoni.

Alla fine rimangono molti dubbi, molte strade aperte e c’è molto su cui riflettere a lungo.

Perfino le allucinazioni di Alicia, il Kid e tutti gli altri personaggi che le appaiono quando non prende le medicine, e se non fossero solo allucinazioni? In fondo lo stesso Bobby a un certo punto si ritrova a parlare con il Kid che gli dice: “Ho pensato che sarebbe stato divertente avere un ragazzo che si interroga sulla sanità mentale della sorella a partire dalle allucinazioni della sorella stessa”. 

Forse la lettura di Stella Maris chiarirà parte delle cose rimaste oscure, ma più probabilmente aprirà nuovi interrogativi che metteranno in una prospettiva diversa anche The Passenger.



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