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Di cosa parla la fantascienza (e tutta la speculative fiction)

Di cosa parla la fantascienza (e tutta la speculative fiction)

Di cosa parla la fantascienza? Di cosa parla il fantasy? O l’horror? Di cosa parla la Speculative Fiction? La domanda, così come la risposta vale per tutta la Speculative Fiction, anche se in questo post mi occuperò principalmente di fantascienza. Di cosa parla dunque la 

Esistono storie “event driven”?

Esistono storie “event driven”?

Esistono davvero le storie “event driven”? No Questa è la risposta breve, quella lunga è un po’ più articolata. Mi è capitato varie volte, in articoli e manuali di scrittura, di leggere la distinzione fra storie “character driven” ed “event driven” (o anche plot driven 

Pink senza Floyd: Is This the Life We Really Want?

Pink senza Floyd: Is This the Life We Really Want?

Davvero vogliamo una vita con i Pink Floyd dimezzati? Che piaccia o meno, ormai dobbiamo farcene una ragione.

Ho aspettato un bel po’ prima di mettermi a recensire l’ultimo disco di Roger Waters, un po’ perché volevo lasciarlo sedimentare bene, un po’ perché su questo blog non mi sono mai occupato di musica. Non ancora per lo meno.

Ultimo motivo, essendo un incontentabile devo sempre trovare qualche elemento negativo, se mi metto a dare troppi giudizi positivi finisco per diventare poco credibile.

Detto questo, il disco di Waters è molto bello. Ha tutto quello che ci si può aspettare da un disco di Waters. Innanzitutto è una storia e in quanto tale entra a piano diritto in un blog dedicato alla narrazione. È un storia, come spesso accade nei dischi dei Pink Floyd e dello stesso Waters, un concept album, con le canzoni legate da un filo conduttore.

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Furland: la distopia italiana

Furland: la distopia italiana

Ogni libro di Tullio Avoledo è un bella incursione nella fantasia e allo stesso tempo una riflessione sulle idiosincrasie del  nostro mondo. Furland® è un libro piacevole che si legge rapidamente e senza sforzo, ma non è privo di spunti su cui soffermarsi. Con molta 

Un buon cattivo

Un buon cattivo

Qualche giorno fa ho visto Seven Sisters, il film di Tommy Wirkola con Noomi Rapace nella parte della protagonista, o meglio delle protagoniste, visto che si tratta di sette sorelle gemelle. Ma non mi interessa tanto parlare del film quanto di un suo particolare aspetto, 

L’ineleganza del tradire la premessa (e di come è quasi sempre meglio evitare i Deus ex machina)

L’ineleganza del tradire la premessa (e di come è quasi sempre meglio evitare i Deus ex machina)

Ritorno a parlare della premessa dopo averne già scritto qualche tempo fa qui, questa volta con un esempio concreto, ma si tratta di un esempio negativo; del resto si impara più dagli errori che dalle cose giuste.

Tempo fa ho letto L’eleganza del riccio di Muriel Barbery e da allora c’è un pensiero che mi frulla continuamente in testa per il fastidio che mi ha provocato il finale del libro.
Questa non è una recensione spoiler free, al contrario, anzi non è per niente una recensione, mi interessa di più soffermarmi su alcuni aspetti tecnici che un autore dovrebbe tenere sempre presenti quando scrive un romanzo. Per far questo ho bisogno però di raccontare a grandi linee la trama, quindi se siete di quelli che temono gli spoiler andatevi a leggere il libro prima di tornare a curiosare per scoprire cosa mi ha infastidito nel suo finale.

La storia è narrata dalle voci che si alternano della portinaia di una palazzo elegante di Parigi, Renée, e di Paloma, una ragazza dodicenne che abita in uno degli appartamenti del condominio. Renée che incarna alla perfezione lo stereotipo della portinaia ignorante, pigra, scorbutica e sempre attaccata al televisore è in realtà una persona di grande intelligenza e di vasta cultura, dotata di sensibilità e di un gusto raffinato. Si guarda bene tuttavia dal lasciar trasparire le sue doti e preferisce nascondersi dietro la maschera di persona un po’ tarda e apatica che si è costruita fin da ragazzina.
Paloma è una ragazza con un’intelligenza acuta e una grande sensibilità che non riesce ad accettare le finzioni e le ipocrisie del mondo dell’alta borghesia e per questo ha deciso di suicidarsi dando fuoco alla casa in cui vive. Continue reading L’ineleganza del tradire la premessa (e di come è quasi sempre meglio evitare i Deus ex machina)

Nobili alla berlina

Nobili alla berlina

Ancora una recensione incontentabile, questa volta dedicata non a un libro di narrativa, ma a un manuale di scrittura. Ho scaricato e letto il manuale gratuito Il Filtro della Narrazione, scritto da Marco Carrara, Il Duca di Baionette. Lo si può scaricare iscrivendosi alla mailing 

Trame con le tarme (e come evitarle)

Mi piace leggere, mi piacciono i film, adoro le storie, ma ho un difetto: sono di gusti difficili, se la trama non funziona io storco il naso. Odio le trame con le tarme che ci scavano dentro buchi che troppo spesso diventano vere e proprie 

Il problema del problema dei tre corpi.

Il problema del problema dei tre corpi.

Post aggiornato a Dicembre 2020, le parti aggiunte o aggiornate sono in corsivo e ho trasformato in alcune parti per sottolinearne l’importanza.

In seguito ad alcune discussioni nei gruppi di appassionati di fantascienza ho riletto buona parte del Problema dei tre corpi nella traduzione inglese, per capire se i problemi che avevo riscontrato erano dovuti alla traduzione italiana. La traduzione inglese è stata fatta da Ken Liu. Tanto per chiarire Ken Liu è un ottimo scrittore, nato e cresciuto in Cina è emigrato negli USA a 11 anni, ha studiato ad Harvard, scrive in inglese e la sua capacità di scrittura è davvero di alto livello.

“Il problema dei tre corpi” è un libro di fantascienza scritto da Liu Cixin (o Cixin Liu per gli occidentali), un autore cinese vincitore del Premio Hugo proprio con il libro in questione.

Tanto per chiarire subito le cose, anticipo che il libro non è brutto ed è pieno di idee interessanti.

Però, ha un problema, anzi ne ha davvero tanti. Non so se alcuni dei problemi che ho riscontrato siano ascrivibili alla traduzione e immagino inoltre che la traduzione italiana non sia diretta dal cinese, ma sia stata prodotta dalla traduzione inglese e tutto questo può aver amplificato alcuni difetti della narrazione.
La traduzione italiana è fedele  a quella inglese, i problemi che descrivo in seguito sono presenti allo stesso modo in entrambe le versioni.

Lati positivi ce ne sono a cominciare dal problema dei tre corpi che dà il titolo al romanzo, problema reale della dinamica che ha affascinato tanti famosi scienziati. Nel corso della narrazione vengono affrontati molti altri argomenti scientifici e tecnologici: nanotecnologie, fisica quantistica, realtà virtuale, volo spaziale e altro ancora. L’avvio del libro è decisamente buono, racconta episodi della storia della Cina comunista visti dall’interno e forse anche questo lo rende interessante per un occidentale. È la parte meno fantascientifica, anzi non lo è per nulla, ma è storicamente interessante. Su questa parte si innesta, in un secondo tempo, la fantascienza.

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L’arco di trasformazione e la freccia dell’azione

L’arco di trasformazione e la freccia dell’azione

I was never conscious of my screenplays having any acts. I didn’t know what a character arc was. It’s all bullshit. Tell a story. JOHN MILIUS (Nota: questa frase di John Milius mi ha spinto ad aggiornare il post aggiungendo alcune parti) L’arco di trasformazione