Urbe Ferox: Roma post apocalittica

Urbe Ferox: Roma post apocalittica

Disclaimer: L’autore, Simone Volponi, è un amico, tuttavia non mi ha chiesto la recensione, né mi ha inviato il libro. La recensione sarà vera e sincera, dirò ciò che penso, senza trattamenti di favore, tranne quelli che riservo comunque agli autori esordienti o poco noti. In realtà più che un trattamento di favore per loro direi che sono particolarmente severo con gli autori famosi che non fanno il loro lavoro al meglio.

Questa volta è Roma, in Urbe Ferox di Simone Volponi, la città protagonista di una storia post apocalittica. Vale per essa lo stesso discorso fatto per la Milano di Avrai i miei occhi: la città non è solo ambientazione, diventa personaggio a tutti gli effetti. Le somiglianze non finiscono qui, perché la Roma di Simone Volponi e la Milano di Nicoletta Vallorani si assomigliano moltissimo. Entrambe le città sono distrutte da una guerra incomprensibile e insensata, entrambe sono malamente ricostruite in una nuova geografia che traccia nuovi percorsi e nuovi confini, entrambe sono abitate da avanzi umani degradati e trasformati e sono divenute terreno di gioco per i ricchi che vivono separati in un altrove più o meno irraggiungibile.

Ma la Roma di Urbe Ferox è più grottesca, il livello di distruzione e degrado, sia della città che degli abitanti è ancora più spinto, in una visione di orrore e depravazione che richiama il trittico delle delizie di Hieronymus Bosch. Ogni cosa è spinta all’eccesso, la violenza e il sesso sono il centro di ogni aspetto della vita cittadina, entrambi portati a un livello di degradazione totale. Il sangue scorre a fiumi, pezzi di cadaveri si accumulano in pile scomposte o affiorano dalle fogne intasate, qualsiasi depravazione è permessa e legalizzata, i corpi vengono venduti a pezzi in un mercato all’aperto dove chirurghi più o meno improvvisati acquistano parti del corpo direttamente dai venditori.

Nell’Urbe troviamo frammenti di cyberpunk e transumanesimo, una realtà in cui le app non sono più solamente software, ma veri e propri innesti corporei con tanto di canone di abbonamento per il loro utilizzo.

La storia segue i percorsi di tre personaggi, Marzia, una prostituta di altissimo livello, Sybil, una killer adolescente e Rog, un ragazzino gladiatore. I personaggi sono coinvolgenti, è facile prendere a cuore la loro sorte e ritrovarsi a divorare le pagine per sapere quale destino li attende.
Mentre Marzia ha una vicenda tutta sua, le vite di Sybil e Rog sono intrecciate e confluiscono in un percorso che le unisce, ma c’è comunque sempre un denominatore comune: la città depravata e degradata fino ai livelli più abbietti.

Gli appassionati di rock e in particolare di heavy metal troveranno nella storia parecchi riferimenti alla loro musica preferita; musica che diventa essa stessa quasi salvifica, grazie a un personaggio che aiuta i protagonisti della storia e che è un venditore di dischi, reliquie di un tempo pre-nuclearizzazione.

Come ho già detto l’ambientazione è grottesca, lo stile sfocia quasi nella bizarro fiction, ogni cosa è portata al limite, in una ricerca dell’eccesso più che della credibilità o della possibilità (come avviene nella fantascienza meno estrema). Alcune cose mi hanno ricordato Lansdale (cosa che farà sicuramente piacere a Simone Volponi che è un estimatore dello scrittore americano), ma che per quanto mi riguarda è solo un mezzo complimento: personalmente infatti trovo anche Lansdale un po’ eccessivo, quasi preferisse l’effetto forte, ma facile piuttosto che lavorare con sottigliezza.

Si tratta di una scelta stilistica, non necessariamente un difetto quindi, ma una questione di gusto personale, però in alcuni punti sembra che l’autore sia più interessato a sfidare il lettore (quasi gli dicesse “vedi cosa riesco a inventarmi? vediamo se questa la reggi”) che all’equilibrio del racconto. Si sente un po’ la mancanza di un sottofondo di gente “normale”, in città tutti sono depravati, orridi, non esiste nessuno che faccia un lavoro che non sia legato alla depravazione o alla violenza. È vero che a un certo punto si parla di reddito di cittadinanza, ma una società in cui nessuno lavora non è chiaro come possa mantenersi. Urbe Ferox non vuole fantascienza sociologica, certo, ma un piccolo accenno a gente che cerca solamente di tirare avanti allevierebbe un po’ l’atmosfera, dando per contrasto maggior risalto alle efferatezze descritte.

La scrittura è barocca, gronda aggettivi e immagini, alcune molto belle ed efficaci, altre decisamente ridondanti. Tuttavia l’insistenza delle descrizioni sulla degradazione dell’ambiente e delle persone, benché a volte eccessiva, non è mai arrivata al punto da farmi interrompere la lettura, a differenza di quanto accaduto in altri casi anche con autori blasonati, grazie anche al buon ritmo degli eventi.

Come spesso accade, la lettura di una storia mi porta a qualche riflessione più tecnica sulla scrittura.

La cosa che meno mi è piaciuta è il finale, monco e con un epilogo posticcio che sembra una delle protesi meccaniche difettose che alcuni personaggi indossano. In particolare la vicenda di Marzia non è completa, non tanto perché non si possa immaginarne il proseguimento, quanto piuttosto per la passività del personaggio che non ha il tempo di agire. Non si ha l’impressione di un personaggio schiacciato da forze più grandi di lei, quanto piuttosto di qualcuno che sta ancora ingranando e che solo un’eccessiva fretta dell’autore di concludere la vicenda ha privato della possibilità di fare le sue mosse.

La seconda cosa, forse fastidiosa solo per chi è interessato alle tecniche di scrittura, è il punto di vista in alcuni momenti un po’ ballerino. In alcune parti è ben gestito, ma in certi punti salta dal personaggio titolare del capitolo (alla George R. R. Martin, per intenderci) a un narratore onnisciente o addirittura a un altro personaggio secondario, mostrandoci i suoi pensieri e le sue sensazioni. Questo e altri piccoli errori presenti nel testo potrebbero essere facilmente sistemati con un editing approfondito.

In conclusione si tratta di un buon romanzo, piacevole da leggere. Avendo letto alcuni racconti di Simone Volponi temevo che in forma di romanzo certe scelte tipiche dell’autore potessero diventare indigeste, ma fortunatamente non è affatto così. Sotto la patina di una storia di azione spuntano anche alcune tematiche interessanti, che mostrano impulsi presenti nella realtà attuale portati all’eccesso, fornendo spunto a qualche riflessione sulla realtà contemporanea.



1 thought on “Urbe Ferox: Roma post apocalittica”

  • Bella recensione che mette in luce sia i pregi che i difetti. Mettendo in luce i difetti, di fatto ne esalta i pregi. Viene voglia di leggerlo, grazie.

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