Il suo corpo e altre feste

Il suo corpo e altre feste

Chissà perché è più facile scovare cosa non ci è piaciuto in un libro (o film o altro) che focalizzarsi su cosa ci è davvero piaciuto. Spesso quello che non piace è qualcosa che stride eccessivamente, un errore nello scorrere degli eventi, una brutta scrittura, personaggi che non funzionano, tutte cose abbastanza facili da notare. Quando qualcosa piace, invece, di rado vi è un elemento che spicca in modo notevole; tutte le parti sono in equilibrio fra loro, trama, personaggi, scrittura, tutto concorre a creare un sensazione unica, la percezione dell’opera come un oggetto completo. In esso non si notano crepe o fessure in cui infilare i propri arnesi per dissezionarlo e analizzarlo nei suoi componenti.

Ecco perché mi vengono più facilmente le recensioni negative. Questa non sarà molto interessante temo, perché c’è ben poco di sbagliato nel libro d’esordio di Carmen Maria Machado.

Il suo corpo e altre feste è una raccolta di racconti decisamente bizzarri, difficili, sicuramente non per tutti, ma scritti benissimo. Otto racconti in cui realismo ed elementi fantastici si mescolano con maestria, creando delle storie originali, cariche di immagini forti e di molteplici significati. Fantascienza, horror e realismo magico entrano con naturalezza nella vita quotidiana, a volte più orrenda e spaventosa dell’intrusione fantastica.

Tutte i racconti, tranne uno, sono scritti in prima persona, saturi di sensazioni, riflessioni e pensieri, narrati in modo così convincente e coinvolgente da permettere al lettore di sentirli come propri, dando un senso di realismo che non viene scalfito nemmeno dalle situazioni più bizzarre. Il linguaggio è ricco, dettagli e immagini particolari contribuiscono a rendere viva e tangibile l’ambientazione e i personaggi esterni alla narratrice.

È singolare il modo in cui alcuni eventi non vengono raccontati direttamente né mostrati, se non nelle conseguenze che hanno sulle persone; vanno ricostruiti dai pochi dettagli narrati. E forse questo è il modo più giusto e più vero di raccontare una storia e anche il modo più giusto di guardare agli eventi e alle azioni, nostre e altrui, che spesso non sono importanti in sé, ma solo per gli effetti che provocano.

La sessualità femminile, più spesso omosessuale, ma anche etero o bisex, è sempre presente ed è al centro di quasi tutti i racconti, narrata in modo esplicito e realistico, senza morbosità o strizzatine d’occhio.

Tutti i racconti sono belli, ma non tutti allo stesso modo.


SPOLIER ALERT

Inventario è sicuramente fra i migliori, per come sa raccontare un evento di portata enorme lasciandolo trasparire da piccoli dettagli. Spezzettato in brevi scene in cui la protagonista racconta alcuni incontri con persone con cui fa sesso, nasconde in sottofondo una storia apocalittica e post apocalittica. Un virus incontrollabile dilaga nel mondo disgregando dapprima le famiglie e un po’ alla volta la società intera. Ll’intera storia è raccontata benissimo e in maniera assolutamente originale.

In Intrattabile alle feste c’è una donna, vittima di uno stupro che non viene raccontato e di cui vediamo solo gli effetti devastanti sulla protagonista, che si accorge di sentire i pensieri degli attori dei film porno.

Il meno riuscito invece è forse Particolarmente esecrabili in cui l’autrice ripercorre 272 episodi del telefilm Law&Order – Unità vittime speciali, inventando per ogni puntata delle trame surreali, paradossali, con un intento critico verso la spettacolarizzazione della violenza sessuale in prima serata TV. Probabilmente il poco spazio dedicato a ogni singolo episodio non permette allo stile della Machado di esprimersi al meglio.

Tutti gli altri sono molto buoni, ho apprezzato in particolare La residenza, in cui un’alter ego dell’autrice si ritrova immersa in racconto dall’atmosfera quasi gotica.

C’è un sottofondo femminista, ma più che di rivendicazione si tratta di constatazione di alcuni dei modi in cui le donne sono state e talvolta sono ancora oppresse. I personaggi della Machado non hanno bisogno di rivendicare la propria femminilità e le proprie scelte. Sono quello che sono in modo totalmente consapevole e pieno.

Veniamo ai difetti. Non sono molti per la verità; i racconti non sono perfetti, ma sono davvero molto buoni. Quello che personalmente trovo più fastidioso è un eccessivo dettaglio in alcune scene di sesso, dove non ve ne sarebbe bisogno. Non sono le scene di sesso (omo o etero che sia) in sé che mi disturbano, come ho già detto il racconto che preferisco in assoluto è costruito attraverso una serie di scene di sesso, ma in alcuni casi le trovo inutili nell’equilibrio del racconto.

Si tratta di una scelta stilistica ben precisa dell’autrice, che in un’intervista al Guardian, rispondendo alla domanda su qual è il suo segreto per scrivere scene notoriamente difficili, risponde:

Letting some sex scenes be pleasurable, letting bodies be real. For me, it was important to have a lot of queer sex, because I never see it – I always tell my students you have to write the stories you want to see in the world. I feel like the people who write the most sex scenes are straight white dudes, which isn’t to say that’s wrong or bad, but if you’re getting the sex through the same perspective over and over, of course it’s going to be boring

Facendo sì che alcune scene di sesso siano piacevoli, che i corpi siano reali. Per me era importante che ci fosse molto sesso queer, perché non lo vedo mai – dico sempre ai miei studenti che devi scrivere le storie che vuoi vedere nel mondo. Credo che le persone che scrivono la maggior parte delle scene di sesso siano maschi bianchi etero, il che non vuol dire che sia sbagliato o brutto, ma se continui a fare sesso attraverso la stessa prospettiva, ovviamente sarà noioso.

Personalmente trovo che in alcuni casi sia sufficiente dire che due personaggi fanno sesso, senza scendere nei dettagli, a meno che non sia necessario per fare capire qualcosa di più di loro e del loro rapporto attraverso il modo in cui lo fanno.

Una delle regole base della narrazione è il non inserire nulla che non sia strettamente necessario. D’altro canto, è anche vero che per aumentare il realismo di un racconto si devono inserire dettagli inutili, cose che diano la sensazione di essere lì non perché necessarie, ma perché è andata davvero così. Come spesso accade due regole antitetiche, entrambe assolutamente valide.

Evidentemente la Machado ha scelto di spostare l’equilibrio più verso la seconda; scelta assolutamente rispettabile.



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