Tigana: Il paese delle due lune

Tigana: Il paese delle due lune

Tigana di Guy Gavriel Kay, è un fantasy del 1990, uscito in Italia con il titolo Il paese delle due lune. I commenti entusiastici sulle capacità dello scrittore e su questo libro in particolare mi hanno spinto a leggerlo, assieme a una grande curiosità riguardo all’ambientazione.

Tigana infatti è ambientato in un mondo di fantasia, con due lune in cielo, ma modellato sull’Italia rinascimentale. L’autore stesso elenca a fine libro le varie fonti d’ispirazione che l’hanno spinto a scrivere il romanzo e le tematiche che vi ha inserito. La Penisola del Palmo è una terra suddivisa in piccoli staterelli sempre in lotta fra loro e per questo motivo incapaci di resistere all’arrivo di invasori stranieri, provenienti dai due imperi avversari di Barbadior e Ygrath; proprio come i vari regni (ducati, principati ecc.) italiani divennero una facile preda per Francia e Spagna.

L’invasione si è ormai conclusa da diciannove anni e il Palmo è suddiviso fra i due imperi, ma il principato che ha subito la sorte peggiore è Tigana, il cui principe si è reso colpevole di aver ucciso in battagli il figlio dell’imperatore di Ygrath. Per questo motivo il principato è stato raso al suolo e il suo nome è stato cancellato perfino dalla memoria della gente, grazie a una terribile magia messa in atto dall’imperatore-mago.

Ora solo gli abitanti di quel regno possono ancora ricordarne il nome originario, ma nessun altro è in grado nemmeno di sentirlo pronunciare. La storia si dipana fra intrighi, tentativi di rivoluzione e progetti di assassinio. Le voci principali sono quelle di Devin, un cantore originario di Tigana, ma troppo giovane per ricordare la sua origine e Dianora figlia di uno scultore di Tigana divenuta concubina proprio dell’imperatore di Ygrath, ma altri personaggi hanno un peso rilevante nella vicenda.

Chiarisco subito che non si tratta di un romanzo Young Adult, vi sono infatti temi e scene più cruente di quelle che solitamente si trovano nei libri con quel tipo di target; troviamo infatti scene di sesso, di incesto e di tortura, sebbene mai descritte in modo dettagliato o pesante.

Purtroppo è un libro che risente molto dell’invecchiamento. Si percepisce subito, sia per il linguaggio che per il modo di raccontare, uno stile datato e poco efficace. È un libro che avrebbe dovuto essere scritto dopo la nascita del grimdark perché avrebbe certo beneficiato parecchio di uno stile più diretto e duro.

Alcune parti sono intrise di lirismo, vi sono belle descrizioni, momenti struggenti, ma la prosa è spesso sovrabbondante e rende la lettura in alcune parti eccessivamente lenta. La gestione dei punti di vista (pov) non è particolarmente piacevole e sebbene alcuni capitoli siano dedicati per intero ai personaggi principali, in altre parti si passa bruscamente da un pov all’altro. Non posso dire che vi sia un errore nella gestione dei pov, semplicemente una scelta stilistica che non apprezzo e che risulta appunto un po’ vecchia.

Altro problema riguarda la gestione delle magia, che è fondamentale nella vicenda, ma non è spiegata a sufficienza. La cosa più bizzarra è il fatto che i maghi della Penisola del Palmo per poter disporre in pieno del loro potere sono costretti a tagliarsi due dita della mano sinistra, cosa che invece non accade per i maghi di Barbadior e Ygrath, tra l’altro molto più potenti dei maghi della Penisola. Non si tratta però di una cerimonia di iniziazione o qualcosa di simile; infatti verso il finale del romanzo, quando un mago che non aveva mai voluto sfruttare le proprie capacità necessita di tutto il potere possibile si taglia due dita, all’improvviso, e in questo modo diventa un mago a tutti gli effetti.

La delusione più grande però l’ho avuta dall’ambientazione. C’è davvero poco dell’Italia rinascimentale, se non appunto l’idea di una penisola suddivisa in piccoli stati. Una parte del romanzo è ambientata nell’harem dell’imperatore di Ygrath, molto più simile agli harem dei sultani orientali, con tanto di eunuchi e favorite, che a un qualsiasi principato italiano. Ma anche le scene sul territorio del Palmo hanno ben poche somiglianze con l’Italia e il rinascimento.

I personaggi sono coinvolgenti ed empatici, è facile affezionarsi ai loro destini ed emozionarsi per i risvolti positivi o negativi delle loro vicende. La tragedia di Dianora che finisce per innamorarsi dell’uomo che ha cancellato il suo paese è ricca di colpi di scena commoventi, così come la storia di Devin alla ricerca della sua identità perduta. Tuttavia c’è spesso un’eccessiva teatralità, tutti provano intensa commozione, sentimenti travolgenti, emozioni traboccanti.

In conclusione temo di dover dire di non aver apprezzato particolarmente il romanzo, sebbene il giudizio non sia del tutto negativo. Sono arrivato in fondo e già questo è indicativo, visto che ho adottato la filosofia di abbandonare senza remore i libri mal scritti o poco interessanti, però si tratta di un libro che non aggiunge nulla al panorama fantasy e che si rivela decisamente datato.



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