Vox: un libro senza voce

Vox: un libro senza voce

La recensione di Vox di Christina Dalcher è ripresa da una discussione su libro in questione avvenuta in un gruppo di lettura su un forum qualche tempo fa.

Per questo motivo, a differenza di altre recensioni sul blog in questa saranno presenti moltissimi SPOILER, visto che mi rivolgevo a chi aveva già letto il libro.

Si tratta di un romanzo di “fantascienza distopica”, ma metto la definizione fra virgolette perché in realtà si tratta di ben altro nonostante sia stato accostato, per evidenti motivi commerciali, a Il Racconto dell’Ancella di Margaret Atwood. Sgombriamo subito il campo da possibili equivoci, i due romanzi non hanno nulla in comune, se non l’idea di una società oppressiva nei confronti delle donne.

Nel romanzo si è appena instaurata una dittatura di stampo religioso cristiano ultra ortodosso. Le donne sono state costrette a rinunciare al lavoro e stare a casa con i figli e viene loro imposto di indossare un braccialetto che permette di pronunciare solo cento parole al giorno, tutte le successive vengono sanzionate da scariche elettriche di potenza crescente.

La protagonista è la moglie di uno scienziato, consigliere scientifico del religioso che ha istituito questa dittatura oppressiva. Lei stessa è una scienziata, una neurologa, appena esclusa da un’importante ricerca con cui stava per trovare una cura contro un tipo di afasia provocata da danni cerebrali.

La donna si ribella a tale situazione oppressiva, aiutata da altri personaggi, decisi a porre fine alla folle dittatura.

La mia opinione riguardo al romanzo, nonostante nel libro vi sia qualche spunto interessante è decisamente negativa e di seguito spiego il perché.

  1.  struttura della storia inconsistente
  2. deus ex machina e coincidenze
  3. inconsistenza e incoerenza dei personaggi
  4. scrittura di bassa qualità
  5. totale incapacità di scrivere scene di azione
  6. dialoghi insensati
  7. E infine il più importante: La trama
  8. … me ne verranno in mente altri

Partiamo dal principio. Il what if iniziale è quello su cui si basa tutta la storia e va accettato senza cavillare troppo altrimenti non ha nemmeno senso proseguire la lettura, però…

L’idea di scrivere un romanzo ambientato in una società distopica per parlare del mondo attuale non è sicuramente nuova, ma è un’idea che funziona e che può essere utilizzata da chiunque, anzi è quasi sempre una buona idea. Nel caso di Vox è evidente l’aggancio con la politica negli USA, l’elezione di Trump e il risveglio di gruppi religiosi ultra ortodossi, è altrettanto evidente il tentativo di agganciarsi al trend commerciale della serie TV tratta dal Racconto dell’ ancella di Margaret Atwood sfornando una versione attualizzata (= con più tecnologia) del libro della Atwood.

L’idea di una società governata da religiosi ultra ortodossi che leggono le loro versioni della Bibbia e vi trovano ciò che vogliono e in particolare “motivazioni” per sottomettere le donne è la stessa del Racconto dell’ancella. Le differenze stanno nelle motivazioni e nelle modalità. Nel libro della Atwood c’è stato un crollo della natalità, per cui le donne fertili sono costrette a diventare concubine degli uomini di classe sociale elevata, allo scopo di dare loro dei figli. È una motivazione forte, ovviamente non giustifica moralmente le scelte di schiavizzare le donne ecc. ma le giustifica narrativamente.

In Vox non c’è una vera motivazione, se non la follia del prete, del dittatore ecc. Non è necessariamente un male, molto spesso si è visto come le dittature si impongano senza reali motivazioni, per cui ci può stare.

Il metodo oppressivo è un po’ balordo. Quante volte dovete ricaricare il cellulare durante la giornata? Con le tecnologie attuali per far funzionare un braccialetto in grado di erogare così tanta corrente da carbonizzare una persona le donne dovrebbero andarsene in giro con una batteria da camion collegata al braccio. Sicuramente si può pensare a un’ambientazione futura con tecnologie più avanzate, ma un avanzamento di questo tipo porterebbe a sconvolgimenti piuttosto pesanti nella società. Ma sorvoliamo,  prendiamolo per buono come parte del what if iniziale… tanto c’è di molto peggio.

Ad esempio, lasciare a casa all’improvviso il 50% (o poco meno) della forza lavoro avrebbe dei contraccolpi tali sull’economia da far crollare il sistema in meno di due settimane. Consideriamo fra l’altro che vi sono donne in posti di responsabilità, non è che le mandi via così su due piedi e dai il loro posto a un coltivatore del  Kentucky e va tutto bene. Ma va  bene, fa parte  del what if ecc. ecc.

Punto 1

La storia non sta in piedi. Inizia in un modo, prosegue in un altro e finisce in un altro ancora. Inizia come un distopico, centrato sulla follia di un sistema repressivo e sulle sue conseguenze sulla società, sulle persone e sugli affetti. Prosegue come un harmony bislacco e termina come un action thriller zoppo. Questo è un caso emblematico di trama scritta senza pensare ai personaggi, una lista di accadimenti da inserire a martellate nel plot senza preoccuparsi di cose futili come la coerenza o la logica (tempo fa avevo scritto un paio di articoli sulla creazione delle trame, qui e qui ). Trame di questo tipo vengono definite event-driven, ma si tratta di un grosso malinteso, trame così sono semplicemente trame mal congegnate.

Punto 2

Deus ex machina e coincidenze. Le cose sono collegate, per cui ne parlo assieme.

Non vi sembra strano che il postino sia anche un’importante figura della resistenza? Proprio il postino che porta la posta a Jean. Non solo, è anche il figlio di una signora a cui Jean avrebbe voluto somministrare il siero sperimentale per guarirla dall’afasia. Ma non è solo un postino, in realtà è un ingegnere che ha scovato il modo di disattivare il braccialetto antiparole della moglie. Guarda te i casi della vita…

Il marito di Jean (ne  parlerò più approfonditamente nel prossimo punto). È il marito di Jean ed è anche il consigliere scientifico del dittatore. Ma non è un seguace del reverendo o un fanatico, no, è un membro della resistenza, un membro fondamentale. Ed è anche lui un biologo ecc. ecc. (questa è l’unica cosa che  ci può stare, si sono conosciuti frequentando lo stesso ambiente, è plausibile).

Il capo della sicurezza è pure lui un membro della resistenza. Capisco che la resistenza sia riuscita a infiltrare persone nei ruoli chiave, ma qui vien fuori che anche il reverendo e il presidente sono membri della resistenza. Le uniche due persone in tutto il libro ad essere contente del nuovo corso delle cose sono: il vicino di casa (almeno finché la moglie non finisce fritta) e lo scienziato ignorante (nuovo capo di Jean).

Lorenzo (focoso amante italiano e scienziato di primissimo piano): anche lui capita fuori quando serve così, perché serviva in quel punto lì (oltre che nel punto G).

Coincidenze immotivate ne saltano fuori altre nel libro, l’amica di Jean ad esempio e molte altre cose che accadono perché serviva che accadessero e basta.

Ah sì, anche la madre di Jean si ammala proprio del problema che Jean ha scoperto come risolvere con il suo siero magico.

Punto 3

Personaggi. Jean è un stronza incapace  di avere rapporti con chiunque. Non ha un rapporto sensato con il figlio maggiore, non ci prova nemmeno, non ha un rapporto con il marito, non ha un  rapporto con i figli di mezzo,  l’unica persona con cui ha  una qualche relazione è la figlia. Ma di lei si è già parlato.

Il marito. Sembra uno stronzo senza palle per tre quarti del libro, poi alla fine è lui l’eroe che  ammazza tutti i cattivi. È ovviamente una delle figure chiave della resistenza, possibile che non riesca mai a far capire alla moglie di non essere così stronzo come si mostra all’esterno? Avrà paura di essere sorvegliato, tutto quello che volete, ma possibile che non trovi il modo di farle capire come la pensa veramente? Lui non ha il braccialetto contaparole, perché non ci pensa lui a saccagnare il figlio di botte fino a fargli uscire dalla testa le stronzate oltranziste?

Lorenzo. Non è neanche un personaggio vero, è solo uno stereotipo vivente, utile per soddisfare i bisogni affettivi e sessuali di Jean. Utilità nella trama? Zero. Spessore?

Altri personaggi minori buttati dentro a casaccio, fra cui le amiche di Jean, tutti privi di senso.

Lo scienziato cattivo è un’altra macchietta, andrebbe bene per una storia umoristica, mi ricorda il direttore di banca di certi libri umoristici inglesi.

Punto 4

La qualità della scrittura è mediocre con punte verso lo scarso. È passato un po’ troppo tempo da quando l’ho letto per essere più preciso, ma ricordo che si tratta di  una scrittura senza punte di originalità che a volte scade nell’incomprensibile.

NB. Ho riletto in lingua originale alcune parti, sono proprio scritte malissimo, non è colpa della traduzione.

Punto 5

Scene d’azione. Mi sono dovuto rileggere più volte le scene d’azione perché non le capivo, non riuscivo a visualizzarle. Mi ritengo un lettore abbastanza esperto e di scene d’azione ne ho lette a valangate, le visualizzo sempre senza problemi, se qualcosa non quadra (a volte succede che un autore sbagli qualcosa) le sistemo un po’ dentro la mia testa, come fossi un regista, finché la sequenza non è a posto. In Vox non ci sono riuscito in almeno un paio di casi. In realtà ora che ci ripenso c’erano anche scene non d’azione che mi risultavano poco chiare.

La prima scena che mi viene in mente fra quelle costruite male è quella in cui uno scimpanzé  aggredisce Jean, poi ce n’è un altra quando iniettano il siero a uno scimpanzé (per quale motivo poi?) e poi si dimenticano che c’è lo scienziato cattivo addormentato nell’altra stanza che ormai si sarà svegliato e tutto quello che segue.

Punto 6

Dialoghi insensati. Il punto più bizzarro è questo. Jean ha appena sparato a Morgan (scienziato cattivo) che è morto e c’è questo dialogo: 

«Dove hai imparato?» chiedo a Lorenzo. Quasi non sento la mia stessa voce.

«Ho fatto due anni nell’esercito, in Italia. Quando c’era ancora la leva obbligatoria.» Poi, in tono più serio: «Mi senti?»

Dove ha imparato cosa? È lei che ha sparato. Lui si è limitato a stare lì sotto la minaccia di una siringa. Ho controllato perfino sull’edizione inglese pensando si trattasse di un errore di traduzione, ma è uguale. Se voi me  la spiegate ve ne sarò grato.

Poi ci sono altre scene sparse in cui non si capisce come siano collegate ai pensieri di Jean o non si capisce chi parla e perché dica certe cose, ma sono troppo pigro per andare a ricercarle. :D

Punto 7

La trama. Inutile analizzarla tutta, segnalo solo alcuni punti particolarmente stupidi.

Lorenzo è un supergenio che deve inventare una molecola in grado di avere l’effetto opposto a quella create per curare dall’afasia di Wernicke, partendo proprio dalla cura e che sia solubile. Lui e solo lui può farcela in pochi giorni e gli mettono a disposizione laboratori attrezzatissimi e tutto quanto. Invece ne crea una non solubile, ma che va iniettata direttamente nel cervello in un posto precisissimo altrimenti è un veleno mortale. ma perché????? (perdonatemi i punti di domanda, ma ci vogliono)

Invece Patrick il marito idiota e senza palle ci riesce benissimo nel tempo libero giocando con il piccolo chimico.

Decidono di iniettare l’anticura a Morgan (scienziato cattivo). Di nuovo, perché????

Improvvisamente riescono ad avere il laboratorio tutto libero per giocare a iniettare cose a Morgan. Come fanno? Il soldatino che fa parte della resistenza riesce da solo a far andare via tutti organizzando una finta bomba e facendo un po’ di fumo. Ma che razza di sistemi di controllo oppressivi hanno?

Patrick e tutta la squadra di rimbambiti vuole far bere il siero per l’afasia a tutti i potenti riuniti alla Casa Bianca. Poi non si capisce bene cosa sia successo perché la scena non viene mostrata, ma solo raccontata per accenni, comunque muoiono tutti. Non era meglio un normalissimo veleno di quelli che si usano da migliaia d’anni invece che stare lì a sbattesi a inventare qualcosa di nuovo che non sai nemmeno se funziona? Qualcuno ha bevuto il veleno silenziatore per provare se funzionava?

Mi ero scordato di parlare del “femminismo” di Vox. Femminismo totalmente assente. Alla fine quello che risolve la situazione a livello nazionale è il marito che uccide con azione eroica e sprezzante del pericolo (come si conviene a un vero maschio) i cattivi. La situazione personale della protagonista la risolvono Lorenzo (amante latino e vero macho), l’agente dei servizi segreti e rivoluzionario (grande e grosso e cattivo), il soldato che li aiuta, il postino-ingegnere.

Aggiungiamo che tutta la vicenda di Jean è totalmente inutile se considerata a livello globale. Non incide affatto sulla storia (intesa come storia da studiare a scuola), il marito uccide i cattivi, ma avrebbe potuto farlo con un normalissimo veleno esistente da migliaia di anni senza impegolarsi a crearne uno nuovo.

La vicenda dal punto di vista dei libri di storia sarebbe così: Dei fanatici religiosi prendono il potere, un uomo (consigliere scientifico del presidente) li avvelena e libera la nazione.

Tutto il resto è vicenda personale. Non è che questo sia necessariamente un male, pensate ai Predatori dell’Arca perduta: è un film quasi perfetto, eppure tutta la vicenda di Indiana Jones è totalmente ininfluente sul risultato finale. Il film inizia con i tedeschi che vogliono l’Arca e finisce con i tedeschi che hanno l’Arca. Ok, poi c’è l’epilogo, ma è per dire che tutto ciò che fanno Indy e amici non cambia di una virgola il risultato finale. Eppure i Predatori è un film bellissimo.

Il problema è che la Dalcher vorrebbe lanciare un messaggio femminista, ma finisce per scrivere un libro in cui le donne non contano assolutamente nulla.



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