7: sette storie per non dormire (ma non è horror)

7: sette storie per non dormire (ma non è horror)

Sette sono i capitoli del romanzo e sette sono le storie raccontate, anche se potrebbero sembrare di più, perché alcune sono raccontate due volte. Ma andiamo con ordine.

Il romanzo

7 è il titolo di un romanzo di Tristan Garcia del 2015, tradotto in italiano da Sarah De Sanctis per NNE; editore che punta su romanzi di qualità, storie in cui vi sia spazio per la riflessione. E di riflessione in 7 ce n’è moltissima, riflessione che tuttavia non appesantisce la narrazione, ma ne è parte integrante. Ho scelto come sottotitolo di questa recensione il titolo di una vecchia trasmissione Rai che raggruppava 7 film horror con il titolo “Sette storie per non dormire”, perché 7 è un libro che richiede attenzione, non è un libro da leggere sonnecchiando, tiene svegli e intriga, con le sue vicende bizzarre e con le riflessioni profonde che suscita.

Non significa però che sia un libro pesante, al contrario è un libro ben scritto che si legge volentieri. In alcune delle parti risulta un po’ lenta la partenza e la struttura può lasciare perplessi, perché più che un romanzo può sembrare (o forse è) una raccolta di racconti. Avendolo letto senza saperne nulla mi sono trovato sorpreso, all’inizio del secondo capitolo, nel non ritrovare più nessuno dei personaggi conosciuti precedentemente, solo più avanti ho iniziato a intravvedere qualche connessione fra i diversi episodi che diventa esplicita solo alla fine.

Difficile inscrivere questo libro dentro un genere preciso, si può dire che appartiene al genere fantastico, vicino per atmosfere e tematiche alla serie TV Black Mirror, ma lancia uno sguardo penetrante sulla realtà contemporanea. Gli si adatta alla perfezione la frase di Urusla LeGuin “Science fiction is not prescriptive; it is descriptive.”, perché in ogni episodio del libro vengono affrontate tematiche importanti nella società attuale.

I sette episodi

Alice

Alice è il nome di una nuova droga che permette di ritornare con la mente indietro nel tempo, a una versione precedente di se stessi, dimenticare tutto ciò che è accaduto dopo un determinato momento e ritrovarsi ad essere quelli che si era un cero numero di anni prima e consente anche di scegliere, modificando i dosaggi, l’età a cui si decide di tornare. Il corpo rimane quello invecchiato, ma la mente che lo controlla può essere nuovamente quella di un adolescente, di un bambino o semplicemente quella di una persona non ancora divorata dall’Alzheimer.
Una riflessione sull’identità, sul tempo, sulle scelte che si fanno nella vita.

I rulli di legno

Un musicista scopre che degli antichi rulli di legno sono un primitivo metodo di registrazione musicale, ma la cosa più sconvolgente è che non riportano solo la musica del passato, ma anche quella del futuro.
La creatività è la capacità che persone particolarmente sensibili hanno, di percepire qualcosa che esiste già in potenza e di portarla a compimento rendendola poi fruibile da tutti? L’identità del creatore singolo messa a confronto con l’impulso creativo dato dalla società umana nella sua interezza.

Sanguine

Sanguine è il nome di una modella dotata di una bellezza straordinaria, ma la sua bellezza è frutto di un segreto che nemmeno lei conosce.
Anche in questo caso si riflette sull’identità, legata però più all’aspetto fisico che alla percezione di se stessi nel corso del tempo. Si parla anche, ovviamente, di bellezza, di moda e di quanto entrambe siano effimere.

La rivoluzione permanente

È la storia di una donna con una forte identità politica che ha passato tutta la vita militando nella sinistra francese, ma che si sente stanca e scopre di aver perso gli ideali in cui credeva. Le accade di vivere delle esperienze oniriche di quasi morte, in cui si ritrova in un mondo alternativo in cui la rivoluzione socialista è avvenuta e ora le manifestazioni rivoluzionarie a cui lei ha preso parte sono invece organizzate da organizzazioni clandestine controrivoluzionarie.
La Francia descritta in questo racconto non è molto diversa da quella descritta nel resto del romanzo, per certi versi migliore, per altri peggiore, quasi a dire che comunque vadano le cose alla fine non cambia poi molto. Anche qui come nel resto del libro c’è una riflessione sull’identità, questa volta messa a confronto con le proprie convinzioni.

L’esistenza degli extraterrestri

In questo racconto troviamo un bambino e suo fratello maggiore che vagano nelle campagne francesi assieme a una ragazza, cercando di tenere in vita un bizzarro culto incentrato sull’esistenza degli extraterrestri.
Una riflessione sulla fede e sugli atti che una fede cieca può spingere a compiere. L’identità definita dal credere incondizionatamente.

Emisferi

In un futuro molto vicino viene creata una tecnologia in grado di produrre delle bolle di “energia” capaci di bloccare qualsiasi tipo di comunicazione con l’esterno. La possibilità di isolarsi dal flusso continuo di informazioni viene vista dapprima come una pausa salutare contro lo strapotere di internet, ma un po’ alla volta i culti e le credenze più disparate pretendono di avere una bolla tutta per loro per poter vivere secondo i propri principi. Religioni, filosofie, stili di vita, ognuno sceglie in base a quale principio vivere rinchiudendosi nella bolla (chiamata Principio nel romanzo) preferita.
In un mondo esterno quasi svuotato rimangono solo alcuni “universalisti”, persone che non hanno una posizione definita, un credo forte a cui votarsi e il cui compito è quello di mantenere attivi i generatori che creano le bolle.
Chissà se l’idea di un’umanità che tende a racchiudersi dentro bolle in cui sente solo la voce di chi la pensa allo stesso modo fa risuonare qualche campanello d’allarme.
Qui si parla di identità in rapporto con la libertà di pensiero, la capacità di confrontarsi con chi la pensa in modo diverso rimanendo se stessi.

La settima fa male

La storia conclusiva in qualche modo tira le fila di tutte le altre, ma non lo fa in modo totalmente esplicito. Anche se la chiave di lettura viene dichiarata, il lettore è comunque chiamato a fare un certo lavoro per ricreasi i collegamenti fra le varie parti.
In questo racconto il narratore ha il dono di rinascere più volte, mantenendo quasi intatti i ricordi delle vite precedenti. Se questa sia una benedizione oppure no lo si deve scoprire leggendo il romanzo e focalizzandosi sui messaggi, a volte palesi a volte nascosti, presenti fra le righe delle storie. Ci vengono narrate sette vite dello stesso personaggio, ognuna diversa dalle altre, ma in definitiva tutte portano a qualcosa di analogo.

7 è un romanzo complesso, uno di quei rari romanzi da rileggere, in cui la rilettura può portare un piacere forse non maggiore, ma sicuramente diverso rispetto alla prima. Lo si può godere come raccolta di racconti senza darsi troppa pena nella ricerca di connessioni o si può sviscerarlo stando attenti a ogni singolo passaggio per scoprire il filo sottile che unisce la varie parti. In ogni caso è un libro sorprendente, scritto molto bene, con una voce diversa in ogni parte, anche se, sotto sotto, i personaggi tendono in un certo senso ad assomigliarsi, ma anche questo è voluto e perfettamente calibrato dall’autore.

Per ora ho esaurito la prima lettura, magari aggiungerò qualcosa in futuro, dopo averlo riletto.



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