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Gli animali che amiamo: favole dal post-esotismo

Gli animali che amiamo: favole dal post-esotismo

Gli animali che amiamo non è un libro recentissimo, è stato scritto nel 2006 ed è uscito in Italia nel 2017, sull’onda del successo del più recente Terminus Radioso ma Antoine Volodine è un autore che vale sempre la pena leggere o rileggere. Cercare di 

Urbe Ferox: Roma post apocalittica

Urbe Ferox: Roma post apocalittica

Disclaimer: L’autore, Simone Volponi, è un amico, tuttavia non mi ha chiesto la recensione, né mi ha inviato il libro. La recensione sarà vera e sincera, dirò ciò che penso, senza trattamenti di favore, tranne quelli che riservo comunque agli autori esordienti o poco noti. 

Il suo corpo e altre feste

Il suo corpo e altre feste

Chissà perché è più facile scovare cosa non ci è piaciuto in un libro (o film o altro) che focalizzarsi su cosa ci è davvero piaciuto. Spesso quello che non piace è qualcosa che stride eccessivamente, un errore nello scorrere degli eventi, una brutta scrittura, personaggi che non funzionano, tutte cose abbastanza facili da notare. Quando qualcosa piace, invece, di rado vi è un elemento che spicca in modo notevole; tutte le parti sono in equilibrio fra loro, trama, personaggi, scrittura, tutto concorre a creare un sensazione unica, la percezione dell’opera come un oggetto completo. In esso non si notano crepe o fessure in cui infilare i propri arnesi per dissezionarlo e analizzarlo nei suoi componenti.

Ecco perché mi vengono più facilmente le recensioni negative. Questa non sarà molto interessante temo, perché c’è ben poco di sbagliato nel libro d’esordio di Carmen Maria Machado.

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Vox: un libro senza voce

Vox: un libro senza voce

La recensione di Vox di Christina Dalcher è ripresa da una discussione su libro in questione avvenuta in un gruppo di lettura su un forum qualche tempo fa. Per questo motivo, a differenza di altre recensioni sul blog in questa saranno presenti moltissimi SPOILER, visto 

Avrai i miei occhi: fantascienza sotto la “Madunina”

Avrai i miei occhi: fantascienza sotto la “Madunina”

Milano entra di diritto nel novero delle città dell’immaginario fantascientifico e lo fa grazie ad Avrai i miei occhi di Nicoletta Vallorani, pubblicato da Zona 42. Probabilmente non si tratta della prima storia di fantascienza ambientata nella città lombarda, ma in questo romanzo l’ambientazione non 

Blackfish City – La città dell’orca

Blackfish City – La città dell’orca

Questo è un romanzo difficile da recensire, perché qualsiasi cosa si dica, si rischia di rivelare troppo.

Quello che si può certamente dire è che Zona 42 ha confermato ancora un volta di saper scegliere oculatamente i libri che propone. La città dell’orca è un ottimo romanzo di fantascienza, scritto molto bene e ricco di temi e spunti interessanti.

Sam J. Miller dimostra di possedere inventiva, fantasia e un ottimo livello di scrittura. È in grado di sorprendere i lettori con una narrazione che non è mai banale e si riserva alcuni snodi della trama davvero spiazzanti.

La storia è ambientata a Qaanaaq, un’isola artificiale al largo della Groenlandia, ultimo rifugio per gli esseri umani in fuga da disastri ambientali, guerre e totalitarismi.

Per qualche motivo, nella mia testa si è creato un parallelo fra Qaanaq e Camp Byrd, la base in Groenlandia, ultimo rifugio dell’umanità, ne Il mondo sommerso di Ballard e ho letto il lbro di Miller come una sorta di compendio a quello di Ballard. Si tratta solo di un gioco della mia mente perché i due libri non hanno in realtà molti punti di contatto, tranne appunto la necessità per l’umanità di trovare un “ultimo rifugio” nell’estremo nord.

È un romanzo che supera le barriere fra i generi, mescolando temi, idee e toni provenienti dal cyberpunk, dal distopico, dal catastrofico, dalla climate fiction e secondo alcuni si inserisce nel filone relativamente nuovo del hopepunk. La speranza sembra difficile da intravvedere in una vicenda cupa e violenta, ma nonostante il mondo di Qaanaaq sia duro e difficile non è privo di bellezza e possibilità.

Così lo descrive l’autore stesso:

“With Blackfish City, I wanted to paint a realistically terrifying picture about how the world will change in the next hundred years, according to scientists. But I also wanted to have hope, and imagine the magnificent stuff we’ll continue to create. The technology we’ll develop. The solutions we’ll find. The music we’ll make.”

“Con Blackfish City (La città dell’Orca), volevo dipingere un quadro realisticamente terrificante su come il mondo cambierà nei prossimi cento anni, secondo gli scienziati. Ma volevo anche avere speranza e immaginare le cose magnifiche che continueremo a creare. La tecnologia che svilupperemo. Le soluzioni che troveremo. La musica che faremo. “

La città dell’Orca contiene moltissime cose, a cominciare da un’ambientazione complessa e ben congegnata che rende la città stessa coprotagonista nella vicenda. La città e la vita dei suoi abitanti formano un affresco assolutamente non banale, profondo, immaginativo e ricco.

La storia è narrata tramite i punti di vista multipli di diversi personaggi che all’inizio paiono scollegati, ma che, al dipanarsi della vicenda, si ritroveranno strettamente interconnessi.

I temi trattati sono davvero molti, dal disastro ambientale alla manipolazione genetica, alle intelligenze artificiali che prendono (per fortuna?) il controllo lasciando all’umanità quasi solo l’illusione di poter decidere, al fondamentalismo religioso, al problema dell’immigrazione, alla criminalità e al suo controllo del territorio e molto altro. A prima vista può sembrare un minestrone mal assemblato, ma in realtà tutte le tematiche citate si inseriscono senza forzature nella trama del romanzo, le danno forza e contribuiscono a creare un’ambientazione tridimensionale estremamente convincente e affascinante.

Non dirò altro della vicenda in sé perché rischierei di raccontare troppo, togliendo al lettore il piacere di scoprire un po’ alla volta la città e i suoi abitanti.

Forse il difetto maggiore del romanzo è una certa lentezza nell’avviarsi. Bisogna avere un po’ di pazienza e lasciare che la storia ti coinvolga un po’ alla volta prima di sentirsi così profondamente avvinti da non volersi più fermare nella lettura.

Non si tratta di un libro “facile”, all’inizio è piuttosto spiazzante e serve tempo prima di potersi orientare nella città, grazie anche all’aiuto della trasmissione radiofonica City Without a Map, un modo astuto per inserire un po’ di infodump senza infastidire i lettori.

Solo un po’ alla volta si inizierà scoprire in che modo le vicende dei quattro personaggi principali sono intrecciate fra loro e con la vita stessa della città, ci vuole un pizzico di pazienza all’inizio, ma è uno sforzo che vale assolutamente la pena compiere.

Ci sarà un “dopo il coronavirus”?

Ci sarà un “dopo il coronavirus”?

Breve riflessione sulla pandemia con spunti per scrittori e creativi. Ci sarà un prima e un dopo il Coronavirus (Covid-19)? Non mi sto chiedendo se l’umanità sopravvivrà alla pandemia di Covid-19, a meno che il virus non muti in modo drastico il suo livello di 

Un’inquietante simmetria: il punto di vista sui punti di vista

Un’inquietante simmetria: il punto di vista sui punti di vista

Volevo leggere La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, potevo leggere La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo, tutti ne hanno parlato bene, perché non ho letto quello? Invece ho letto Un’inquietante simmetria di Audrey Niffenegger che mi aveva incuriosito, e invece di leggere il 

Hotel Silence: la quiete dopo la tempesta

Hotel Silence: la quiete dopo la tempesta

Hotel Silence di Auður Ava Ólafsdóttir è un libro lieve. Non un libro leggero, anzi il contrario, perché tratta temi importanti e profondi: l’insoddisfazione di vivere in mancanza di uno scopo, la guerra con i traumi di coloro che le sopravvivono e le distruzioni che lascia dietro di sé, la paternità, l’amore.

Lieve è solo il modo in cui l’autrice ne parla. Invece di sfornare un libro pesante e tragico è riuscita a inventarsi una vicenda un po’ surreale e paradossale in cui un uomo insoddisfatto di sé e in cerca del luogo adatto per suicidarsi si ritrova in un albergo in rovina a causa della guerra appena terminata, l’Hotel Silence del titolo.

Per certi versi la trama è molto semplice, ma quello che conta davvero sono le piccole cose, i risvolti nelle pieghe della storia. Quello che conta è il carattere del protagonista, il suo pragmatismo unito alla capacità di intravvedere un futuro migliore, così come sono importanti gli altri personaggi della storia, compresi quelli che appaiono solo per un attimo, come la figlia del protagonista-

Hotel Silence è un bel libro che si legge con facilità, ma che fa riflettere e che mostra le cose da un punto di vista sempre un po’ particolare, disallineato dal senso comune.

Il giorno del diavolo: horror contadino

Il giorno del diavolo: horror contadino

Il giorno del diavolo di Andrew Michael Hurley è un’altra perla di quel filo bizzarro che lega fra loro opere anche molto diverse, ma che sono però accomunate da qualcosa che non sempre traspare da un lettura superficiale. Seguendo le tracce di uno strano percorso