La confezionista: una storia cucita ad arte

La confezionista: una storia cucita ad arte

Leggere un romanzo di Mariana Leky è immergersi in pieno in quella leggerezza che per Calvino è uno dei valori fondanti della letteratura.

Dopo il bellissimo “Quel che si vede da qui”, Keller editore pubblica il nuovo libro dell’autrice tedesca: La confezionista.

Prima di tutto è bene ricordare cosa intendeva Calvino parlando di leggerezza nelle sue “Lezioni americane”: “…spero innanzitutto d’aver dimostrato che esiste una leggerezza della pensosità, così come tutti sappiamo che esiste una leggerezza della frivolezza; anzi, la leggerezza pensosa può far apparire la frivolezza come pesante e opaca.”, e ancora: “La leggerezza per me si associa con la precisione e la determinazione, non con la vaghezza e l’abbandono al caso.”

Leggere un romanzo di Mariana Leky è immergersi in pieno in quella leggerezza che per Calvino è uno dei valori fondanti della letteratura.

Ecco, i libri di Mariana Leky sembrano galleggiare sospesi su una nuvola, non perché privi di significato o di profondità, ma al contrario, perché sono capaci di guardare alla complessità della vita con uno sguardo preciso, ma indiretto.  Ancora Calvino dice: “È sempre in un rifiuto della visione diretta che sta la forza di Perseo, ma non in un rifiuto della realtà del mondo di mostri in cui gli è toccato di vivere, una realtà che egli porta con sé, che assume come proprio fardello.”

Allo stesso modo la realtà nei libri della Leky non è affatto fiabesca o edulcorata, la durezza e le asprezze della quotidianità sono presenti nelle vite dei suoi personaggi, tuttavia lo sguardo obliquo, indiretto, capace di accettare anche la follia del mondo e delle persone permette a loro e ai lettori di liberarsi, almeno in parte, dal fardello pesante del vivere.

SPOILER ALERT

La confezionista è una storia d’amore, di dolore e di perdita, ma anche di superamento del dolore e di capacità di ritrovare speranza.

Il libro è divertente, riesce a far sorridere anche nei momenti più tragici e riesce a far riflettere anche nei momenti più leggeri.

La protagonista è una donna sui 35 anni che lavora come traduttrice dall’inglese; trova l’amore e sembra avviata verso una vita felice sebbene un po’ bizzarra: si sposa, ma lei e il marito rimangono a vivere in due case differenti e anzi il marito preferisce vivere in una tenda piantata nel giardino. Poi inizia a perdere la vista e deve sottoporsi a un’operazione, viene abbandonata dal marito che poco dopo muore in un incidente e si ritrova sola, priva di qualsiasi punto di riferimento e come se non bastasse la sua migliore amica parte per una crociera.

Comincia qui uno strano triangolo surreale, incontra dapprima un anziano signore che cerca di farle tornare la voglia di vivere e poi un giovane pompiere che entra in casa sua con la scusa di scovare un principio d’incendio e si insinua nella sua vita con una naturalezza disarmante.

Il libro è divertente, riesce a far sorridere anche nei momenti più tragici e riesce a far riflettere anche nei momenti più leggeri. I personaggi sono sempre bizzarri, ma non troppo; sono eccentrici, forse un pelo di più di quanto non lo sia chiunque, ma non così tanto da diventare delle macchiette, i loro comportamenti, le loro manie, i loro modi di pensare potrebbero essere i nostri.

Vale la pena spendere qualche parola sul linguaggio della Leky, valorizzato dalla traduzione dal tedesco di Scilla Forti. Se prima ho tirato in ballo la leggerezza di Calvino ora tocca all’esattezza.

“Esattezza vuol dire per me soprattutto tre cose:

  1. un disegno dell’opera ben definito e ben calcolato;
  2. l’evocazione d’immagini visuali nitide, incisive, memorabili; in italiano abbiamo un aggettivo che non esiste in inglese, “icastico”, dal greco εικαστικός;
  3. un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione.”

Il punto 1 è pienamente centrato, grazie a una storia che racconta esattamente quello che serve raccontare. Non c’è alcun intento di allungare il brodo per scrivere un libro più corposo e allo stesso tempo non manca nulla per dare un senso di completezza al romanzo.

Il punto 2 e il 3 li vedo combinati assieme: un linguaggio preciso come lessico e come resa delle sfumature riesce con facilità a evocare immagini nitide e memorabili e qui Mariana Leky ne inanella parecchie davvero notevoli.

“Lui allora arrivava con la sua andatura rapida e saltellante, come se Dio lo dribblasse di continuo.”

“Andammo in un hotel che aveva zero spigoli e una piscina con il canto delle balene.” … “La sua schiena nuda si rifletteva nello schermo nero di un televisore che, cioccolatino a parte, era l’unica cosa dotata di spigoli in tutta la camera.”

“È giusto così” spiegò la dottoressa. “Tutti i cuori sembrano una lavastoviglie difettosa.”

“D’un tratto mi sentii pesantissima, pesante come non lo ero mai stata. Pesante come un buttafuori, come una donna alla fine di una gravidanza trigemellare, come una barca stracolma, un fenicottero a grandezza naturale di cemento armato, tre coccodrilli africani, un pullman pieno di yogi indiani, una casa indipendente, un territorio intero.”

Tutte queste bizzarre similitudini sono collegate a eventi e cose precedentemente incontrate nel corso della storia, non si tratta quindi di una semplice dimostrazione di fantasia o un voler essere strani a ogni costo, come purtroppo capita, a volte, quando un autore parte dal presupposto di voler usare similitudini inconsuete e ricerca la stranezza fine a se stessa. Qui ogni immagine ha un significato e si riferisce al vissuto della protagonista.

Questi sono solo alcuni esempi di una prosa e di un’immaginazione sempre in grado di sorprendere e mantenere viva l’attenzione del lettore che, assieme a una storia ben strutturata, creano un romanzo assolutamente da leggere e da godere su più livelli.



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