Pink senza Floyd: Is This the Life We Really Want?

Pink senza Floyd: Is This the Life We Really Want?

Davvero vogliamo una vita con i Pink Floyd dimezzati? Che piaccia o meno, ormai dobbiamo farcene una ragione.

Ho aspettato un bel po’ prima di mettermi a recensire l’ultimo disco di Roger Waters, un po’ perché volevo lasciarlo sedimentare bene, un po’ perché su questo blog non mi sono mai occupato di musica. Non ancora per lo meno.

Ultimo motivo, essendo un incontentabile devo sempre trovare qualche elemento negativo, se mi metto a dare troppi giudizi positivi finisco per diventare poco credibile.

Detto questo, il disco di Waters è molto bello. Ha tutto quello che ci si può aspettare da un disco di Waters. Innanzitutto è una storia e in quanto tale entra a piano diritto in un blog dedicato alla narrazione. È un storia, come spesso accade nei dischi dei Pink Floyd e dello stesso Waters, un concept album, con le canzoni legate da un filo conduttore.

Il tema del disco è l’intolleranza che genera violenza e guerra. È un disco “contro”, come spesso sono i dischi di Waters. In questo caso è un disco dichiaratamente contro Trump e tutto ciò che Trump rappresenta. Basta questo a renderlo un disco obbligatorio e necessario. I testi sono intensi, duri, a tratti laceranti.

Se fossi stato Dio… credo che avrei potuto fare un lavoro migliore.

Credo anch’io che se fosse stato Dio avrebbe potuto fare un lavoro migliore, ma la forza della canzone (Déjà Vu) arriva nel verso successivo, quando Waters si mette nei panni di un drone.

Se fossi un drone
In perlustrazione su celi stranieri
Con i miei occhi elettronici a guidarmi
E l'elemento sorpresa
Avrei paura di trovare qualcuno a casa
Forse una donna ai fornelli
Cuocere il pane, preparare il riso, o solamente a bollire delle ossa
Se fossi un drone

Non starò qui a commentare ogni testo, leggeteli e ascoltate le canzoni, ognuna ha qualcosa di importante da raccontare.

Ok i testi, ma la musica?

La musica è più vicina al sound dei Pink Floyd di quanto lo fosse quella dei dischi precedenti. I richiami ai Pink Floyd pre The Wall sono moltissimi. In ogni traccia è possibile cogliere qualche accenno ad Animals (forse il più citato), ma anche a Meddle, The Dark Side of The Moon, Whish you were here e perfino Obscured by Clouds.

Manca qualcosa?

Lo strumento che spicca di più in questo disco è la chitarra elettrica. Spicca nonostante la sua assenza pressoché totale. Le canzoni sono belle, funzionano, eppure…

eppure si ha l’impressione che in fase di missaggio si siano scordati di inserire la traccia della chitarra. In moltissimi punti c’è un vuoto, un’assenza di Gilmour così tangibile da farti quasi sentire l’assolo che avrebbe dovuto esserci.

Pare che il chitarrista avrebbe dovuto essere coinvolto in un paio di tracce, ma poi non se n’è fatto nulla ed è un vero peccato perché tutte le canzoni sembrano scritte apposta per la chitarra di Gilmour.

Per parafrasare Waters dirò che:

Se fossi Gimour
Suonerei la mia chitarra sopra ogni pezzo
E rilascerei le tracce in rete
Così che ognuno le possa mixar
Alle canzoni originali

Sarà il mio passato da chitarrista dilettante, sarà che sono fissato, eppure la chitarra di Gilmour renderebbe perfetto un disco già ottimo.



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