Furland: la distopia italiana

Furland: la distopia italiana
Furland® – Tullio Avoledo

Ogni libro di Tullio Avoledo è un bella incursione nella fantasia e allo stesso tempo una riflessione sulle idiosincrasie del  nostro mondo. Furland® è un libro piacevole che si legge rapidamente e senza sforzo, ma non è privo di spunti su cui soffermarsi.

Con molta ironia Avoledo mette alla berlina molte tendenze che tanno prendendo corpo nella società e nella politica italiane, ma non solo italiane.

Per una volta l’incontentabile (il sottoscritto) non ha molto da lamentarsi. Avoledo sa scrivere bene, sa come portare a spasso i suoi personaggi e come creare una trama surreale, ma coerente.

La storia racconta un Friuli indipendente dall’Italia, trasformato in un enorme parco di divertimenti in cui sono riprodotte varie epoche storiche per la gioia dei turisti orientali. In questo scenario si muove il protagonista, incaricato di indagare su dei misteriosi sabotaggi ad alcune delle attrazioni più importanti. Da questi presupposti prende l’avvio una vicenda bizzarra, costellata di personaggi surreali e imprevedibili, in cui niente è come sembra e tutti recitano, coscientemente o meno, più parti che si sovrappongono e si stratificano.

Le tendenze separatiste, i sovranismi, lo strapotere delle multinazionali, il valore economico come bene supremo, sono alcune delle tematiche che permeano il racconto di questo Friuli rifondato su ideali nazisti.

Vale la pena leggerlo, tuttavia non è fra le cose migliori di Avoledo. Rimane una sensazione di già visto, perché il Furland® ricorda troppo da vicino il mondo di Westworld, ma senza i robot. Alcune parti sono risolte in modo troppo sbrigativo, fra queste lo “spiegone” finale in stile “cattivo di James Bond”.

L’impressione è che Avoledo abbia scritto spinto da una certa urgenza di raccontare quello che sta accadendo davanti ai suoi e nostri occhi, quello che sta accadendo nel suo Friuli e che il desiderio di condividere con i lettori cose che gli stanno a cuore abbia prevalso sulla necessità di prendersi più tempo per sviluppare in modo più completo e compiuto un’idea ricca di potenzialità.

Forse temeva, e non a torto, che la realtà superasse troppo in fretta la fantasia e che il libro finisse per non rappresentare più una distopia futuribile, ma un triste presente.



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