Leave the World behind – Il mondo dietro di te: apocalisse in vacanza

Leave the World behind – Il mondo dietro di te: apocalisse in vacanza

Il mondo dietro di te, di Rumaan Alam è sicuramente un buon libro. Però è un buon libro che non mi è piaciuto. È uno di quei casi in cui qualità oggettiva e gusto personale si scontrano duramente.

La storia è sicuramente interessante: è il racconto di un’apocalisse, vissuta però da lontano, ben distanti dal cuore degli eventi. Basta questo per identificarlo come un romanzo particolare. Il fulcro della storia infatti non è l’apocalisse in sé, quanto piuttosto i rapporti interpersonali.

Una famiglia prende in affitto una lussuosa villa per una vacanza tranquilla, lontano dalla città. Non troppo lontano, però, la vicenda infatti si svolge a Long Island. Probabilmente molti conoscono Long Island perché sulla parte occidentale dell’isola sorgono i quartieri newyorkési di Brooklyn e Queens, ma l’isola è lunga 190 km e la parte orientale, ricoperta di campi e boschi, è perfetta per delle vacanze “fuori porta”.

Padre, madre, un ragazzo adolescente e una ragazza preadolescente prendono possesso della casa, isolata, immersa nel verde, ma dotata di tutti i comfort moderni, sauna, piscina e soprattutto connessione wi-fi.

L’imprevisto è dato da un’anziana coppia di colore che bussa alla porta a tarda sera. Si identificano come i padroni di casa e raccontano di essersi allontanati da New York a causa di un black out che avrebbe reso loro impossibile raggiungere il loro appartamento senza la possibilità di usare l’ascensore. Spaventati dall’idea di una città senza luce hanno guidato fino alla loro casa di campagna, pur consapevoli che era stata data in affitto. Chiedono di poter passare la notte in casa, in attesa di notizie che confermino la ristabilita normalità.

La televisione non trasmette notizie, ma solo un sibillino messaggio di allerta, il telefono ovviamente non funziona, così come internet e cellulari. I padroni di casa rimangono per la notte e si fermeranno anche i giorni successivi, sempre nella speranza che la situazione si normalizzi.

I quattro adulti e i due ragazzi rimangono così, in uno stato di inconsapevolezza perenne. Qualcosa di drammatico è sicuramente accaduto, ma non immaginano cosa, non sanno cosa fare, non hanno idea di come reagire. Dominati dalla paura agiscono in modo illogico e inconcludente.

Non sono eroi, sono persone normali; paura e confusione sono reazioni plausibili e probabili così come i loro comportamenti inconcludenti sono sicuramente più realistici delle classiche azioni eroiche a cui ci hanno abituato tanti romanzi post-apocalittici. Tuttavia sono forse eccessivamente anti-eroici: certo sono cittadini newyorkesi, totalmente smarriti in un ambiente rurale, però ci si potrebbe aspettare comunque qualcosa di più da loro, almeno un tentativo di affrontare la situazione.

I personaggi sono ben caratterizzati, ritratti con le loro idiosincrasie, le loro manie e abitudini, i loro timori, i piccoli segreti, le menzogne che raccontano soprattutto a se stessi.

Il mondo dietro di te non è un post-apocalittico in cui il peggio è già accaduto e i personaggi devono adattarsi per sopravvivere; l’apocalisse avviene in diretta e ci viene raccontata mentre accade, ma è un’apocalisse vista da lontano, da persone che la vivono marginalmente e anche questa è una scelta sicuramente molto originale da parte dell’autore.

Il fulcro della vicenda comunque non è l’apocalisse in sé, sono le relazioni fra i personaggi, cosa si aspettano gli uni dagli altri, cosa ognuno è in grado di dare agli altri, quali sono i suoi limiti, le sue paure, i suoi momenti di coraggio. Tutto questo è raccontato benissimo da un autore perfettamente consapevole della sua scrittura, capace di scrivere in modo efficace e coinvolgente.

È un romanzo evocativo, fatto di dettagli, di piccole cose che richiamano sensazioni e ricordi, di atmosfere, ma allo stesso tempo un romanzo di personaggi, con le relazioni al centro di tutto, quasi come in una commedia teatrale e non è certo facile conciliare bene due anime così differenti, cosa che Alam è riuscito invece a fare.

Cosa non mi è piaciuto quindi? Alcune cosa nella storia e altre cose nella scrittura.

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Succede una cosa un po’ strana agli smartphone dei personaggi: appena si allontanano dalla strada principale, i GPS dei loro cellulari non funzionano più. Può essere che gli smartphone non prendano, nonostante le principali compagnie telefoniche assicurino una copertura in 5G dell’intera isola, ma in ogni caso questo non influenza i GPS che possono avere problemi solo in caso di montagne alte o edifici che blocchino il segnale dei satelliti. Le app di navigazione permettono di scaricare parte delle mappe, proprio per poterle utilizzare in zone senza connessione, continuando comunque a utilizzare il GPS. L’autore aveva bisogno di un espediente per far sentire ancora più persi i suoi personaggi, si può quindi accettarlo nell’ottica della storia, ma avrei preferito qualcosa di più plausibile.

In realtà questa imprecisione l’ho avvertita in tutta la parte più “fantastica” o “fantascientifica” della vicenda. Gli accadimenti strani sembrano tutti slegati fra loro, messi lì per creare stupore, disorientamento e paura, ma non sembrano riconducibili ad un’unica causa. I personaggi e i lettori non avranno mai una visione chiara di cosa è successo e in questo non vi è nulla di male, ma l’impressione è che nemmeno l’autore lo sappia davvero e questo è molto più grave.

Si ha la sensazione che Alam abbia deciso di inserire alcuni eventi bizzarri e inspiegabili per vedere come reagiscono i suoi personaggi, come uno scienziato che compie esperimenti sul comportamento animale. Eventi fra cui non si riesce a intravvedere una connessione, che danno quindi la sensazione di essere messi in lì maniera pretestuosa, per “vedere di nascosto l’effetto che fa”.

Nemmeno Cormac McCarthy nel suo La strada racconta cos’ha provocato l’apocalisse e non si è nemmeno preoccupato di trovare una motivazione scientificamente corretta, in un’intervista diceva però di essersi rallegrato quando uno scienziato gli ha spiegato che ciò che aveva descritto sembrava causato dell’impatto di un’asteroide, ma gli effetti che descrive sono fra loro congrui.

In Il mondo dietro di te invece le stranezze sono episodiche, “felliniane”, vi è perfino una scena che sembra tratta da La grande bellezza di Sorrentino, con una piscina invasa da fenicotteri.

Alam sa scrivere molto bene, purtroppo in un modo che personalmente non apprezzo. Sicuramente è molto bravo, conosce gli effetti che vuole ottenere scrivendo e sa come raggiungerli, è padrone dalla sua scrittura, ma io trovo fastidiose alcune sue scelte. Spesso tende a spiegare le motivazioni dei suoi personaggi, come se desse uno sguardo veloce dentro la loro testa e poi raccontasse al lettore cosa c’ha visto dentro.

Quando leggo un libro amo sentirmi parte della vicenda, ma ogni volta che l’autore si rivolge a me spiegandomi qualcosa mi sento tirato fuori a forza dalla narrazione e rimesso al posto di spettatore. Non che Alam scriva cosa tipo: “caro lettore”, ma la presenza del narratore è molto evidente e, per me, fastidiosa.

Forse ancora peggio sono i punti in cui racconta cose che accadono in altre parti del mondo, o specifica che i personaggi “non potevano sapere che in quello stesso momento…” o che di lì a poco sarebbe accaduto qualcosa.

Non si tratta di errori da parte dello scrittore, perché è assolutamente evidente la sua padronanza della scrittura, si tratta di scelte stilistiche che possono piacere oppure no. Io non le apprezzo e mi hanno tolto molto del piacere della lettura di questo libro, che rimane tuttavia un buon romanzo.



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