RimescolOz

Lo squillo del cellulare mi svegliò di soprassalto. Risposi con il cuore in gola, una chiamata nel cuore della notte non è mai una buona notizia.
«Pronto?» Chiesi con voce spaventata e assonnata ad un tempo.
Mi rispose un piagnucolio incomprensibile.
Oddio, doveva essere accaduta una disgrazia. Guardai il nome sul display e lanciai un’imprecazione. «Roberto! Razza di deficiente, ti sembra l’ora per telefonarmi?»
«Ti prego aiutami. Sono finito. Finito.» Dopo queste poche parole riprese il piagnucolio.
«Che diavolo ti è successo?»
«Se te lo spiego mi aiuterai?» Sentii un filo di speranza nella sua voce. Ormai ero sveglio e sapevo che non mi avrebbe mollato finché non avessi risolto il suo ennesimo problema.
«Forza. Raccontami.»
«Sai quel software di gestione integrato?»
«Quello che in qualità di tuo consulente informatico ti avevo sconsigliato di acquistare?»
«Ehm, già proprio quello.» Fece una risatina. «Beh, ecco, è successo un casino.»
«Non me lo sarei mai aspettato.» Risposi in tono sarcastico. «Chi mai si sarebbe aspettato che il fantastico PublishingHouseAllInOne della CosmoPavone software s.r.l. fosse una chiavica?»
Roberto tirò su col naso. «Prendimi per il culo tu, intanto sono io che ci rimetterò le penne questa volta. Se tu fossi il vero amico che dici di essere verresti subito qui da me.»
«Io non sono tuo amico. Sono un tuo fornitore e mi faccio pagare sempre troppo poco.» Brontolai iniziando a vestirmi. Ormai avevo risposto alla chiamata, mi ero fregato da solo.
Impiegai pochi minuti per arrivare alla casa editrice di Roberto. Mi accolse stringendomi entrambe le mani. Sembrava un pazzo, con i capelli scarmigliati e gli occhi arrossati dal pianto.
«Allora che è successo? Ti avevo detto di non comprare quella porcheria e dopo che l’hai comprata ugualmente ti avevo detto di liberartene. Sapevo che sarebbe successo un casino.»
«Hai ragione.» Piagnucolò. «Come facevi a prevederlo?»
«Sai, quando hai iniziato a inviare le fatture ai personaggi dei romanzi ho avuto il sospetto che il software avesse qualche piccolo baco.»
Mi fissò con aria afflitta. «Eppure dalla descrizione sembrava così bello. Un unico software per gestire una casa editrice. Fornitori, magazzino, fatturazione, bozze di stampa, revisioni, impaginazione, tutto.»
«Già, una vera genialata.»
Ci accomodammo davanti al terminale nel suo ufficio.
«Allora, dimmi che è successo.»
«Si sono mescolati tutti.» Esclamò indicandomi il monitor, come se la sua affermazione fosse sufficiente a chiarire il problema.
Respirai a fondo per mantenere la calma. A volte con i clienti si deve usare il tono che si userebbe con un bambino scemo. No, scherzo, non è vero, non lo si deve usare solo a volte.
«Esattamente cosa si è mescolato?»
«I libri.» Roberto scoppiò a piangere. «Tutti mescolati. Quello messo peggio è Il mago di Oz. Prova ad aprirlo.»
Cliccai sul file del Mago di Oz. Si aprì l’editor del favoloso software che faceva tutto e iniziai a leggere.
-Dorothy abitava in mezzo alle grandi praterie del Kansas, con zio Henry che faceva il fattore e zia Emmy, sua moglie. La casa era piccola perché il legno per costruirla era stato portato da lontano e con gran fatica, fatta di una sola stanza.-
«Mi sembra normale.» Dissi. «Cosa c’è che non va?»
«Lì è normale, sì, ma vai più avanti. Salta dove Dorothy incontra il mago.»
Iniziai a cliccare sul mouse. Le pagine scorrevano veloci sullo schermo.
-«Perché dovrei aiutarti, bambina?»
«Perché tu sei potente e io debole. Perché tu sei un grande Mago che può tutto e io una povera bambina sola e indifesa. Ecco perché.» Dorothy sorrise civettuola. Una spallina del vestito era scivolata sull’omero lasciando scoperta la spalla che lei aveva preso ad accarezzarsi con le dita sottili. «Sola e indifesa. E tu sei così potente.» Ripeté con voce suadente. «Certo se quella brutta strega desidera così tanto questi stivaletti posso anche darglieli.» Si chinò per slacciarli e il vestito le si sollevò mettendo in mostra le gambe affusolate e i glutei sodi. «Sei proprio un brutto mago cattivone se non vieni ad aiutare una bambina indifesa.» Disse con le labbra imbronciate. « E poi fa così caldo qui dentro.» Aggiunse slacciandosi il vestito.-
«Che diavolo è successo?» Non ricordavo con precisione il Mago di Oz, ma mi sentivo ragionevolmente sicuro di non aver mai letto quella parte.
«Te l’ho detto. Si sono mescolati.»
«Cosa?»
«I libri! Quella non è più Dorothy, si è mescolata con Lolita e si è trasformata in una piccola ninfomane.»
«Ora capisco. Certo. È ovvio.» Mi alzai e girai attorno alla scrivania cercando di frapporla fra lui e me. «Ora, se mi lasci fare una telefonata sistemiamo tutto.»
«Piantala di fare il cretino. Non sono pazzo. Vai avanti a leggere.»
A malincuore tornai davanti al computer.
«Oz è quello messo peggio. Aspetta che ti mostro.» Scorse il testo fino a trovare il punto che cercava. «Ecco. Guarda da te.»
-Il Taglialegna gli corse incontro impugnando l’ascia.
«Chi sei?» gridò.
«Sono Oz, il grande e terribile Oz» rispose l’omino con voce tremante. «Non farmi del male ti supplico.., farò tutto quello che volete.»
«Fatti fottere stronzo!»-
«E questo cos’è?»
«Sceneggiatura di Terminator.» Piagnucolò Roberto. «Per la nuova collana di cinema.» Sprofondò nella poltrona. «Vuoi sapere cos’è diventato lo spaventapasseri? Sembra Pennywise il clown di Stephen King.»
Se fate assistenza informatica, dopo un po’ diventate vaccinati a qualsiasi cosa. Non avete idea di come i clienti riescano a creare casini anche nei software più a prova di cretino. Ma dovetti ammettere che una cosa del genere non mi era mai capitata.
«Ok, stai calmo.» dissi a Roberto. «Come prima cosa disinstalliamo quella schifezza, poi vedremo. In qualche modo risolveremo anche questa.»
«Mi costerà molto?» Ora che aveva intravisto una speranza aveva immediatamente ripreso le vecchie abitudini.
«Temo di sì.» Meglio sparare alto, tanto poi sei sempre costretto a fare lo sconto. «Ma del resto non hai alternative.»
Per un attimo pensai che avrebbe preferito tenersi la nuova versione del Mago di Oz.

Libero Seleni



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