Il cecchino

Si gettò a terra appena in tempo. Una scarica di proiettili seminò di crateri il muro dietro di lui, esattamente dove, pochi istanti prima, si trovava la sua testa. Ricaricò il fucile, contò fino a dieci, saltò in piedi e si lanciò in una folle corsa in avanti verso il riparo più vicino. Per un istante intravvide la divisa grigia di un nemico, un cecchino. Si sporse con prudenza, nessuno in vista. Quel bastardo stava aspettando al sicuro che lui si facesse vedere per freddarlo senza fatica. Si asciugò le mani sui pantaloni, il sudore gliele rendeva scivolose e faticava a stringere il joystick.
«Ancora con quel videogioco? Cazzo Billy, quando è troppo è troppo. Dai vieni fuori, stiamo andando tutti al lago.»
Mise in pausa e guardò in su. Matthew era entrato in camera e stava giocherellando con uno dei suoi personaggi di Wolves’ World.
«Fai piano con quello lì ti prego, il colore è ancora fresco.»
«Ok, ok.» Matthew posò il modellino sulla scrivania e alzò le braccia in segno di resa. «Senti, lo sai che piacciono anche a me i videogame. Ma tu non ti molli più da lì. Adesso vieni con noi, prendiamo le bici e andiamo al lago o ti stacco la corrente. È una giornata fantastica.»
Billy sospirò. «Parli come mia madre.»
«Beh allora forse tua madre ha ragione. Dai forza, tanto quando torniamo il tuo nemico sarà ancora nella stessa posizione, lo sai benissimo. Avrai tutto il tempo di fargli saltare le cervella.»
«Mi sa che questa volta sarà lui a far fuori me. Ma va bene. Andiamo.» Si infilò le scarpe da ginnastica e scesero le scale di corsa.
«Mamma. Vado al lago con Mat e gli altri.»
Sua madre fece capolino dalla porta del soggiorno: «Meno male che ti sei deciso a uscire.» Si rivolse a Matthew. «Ti devo una torta per questo» sorrise.
«Grazie signora Peters. Molto volentieri; le sue torte sono fantastiche.»
«Ok. Quando tornate sarà pronta.» Agitò la mano in segno di saluto al gruppetto di ragazzi e ragazze che stavano già sparendo in sella alle loro biciclette.
La strada, appena fuori città, entrava in un bosco di conifere; piante perfettamente diritte, dai tronchi slanciati e le chiome verde cupo. Il lago non era lontano, ma la strada saliva piuttosto ripida prima di scendere nuovamente verso il fondovalle e i ragazzi pedalavano in piedi sulle biciclette per superare il punto più alto del tracciato.
«Mat?» ansimò Billy.
«Risparmia il fiato.» rispose Matthew con voce rotta.
Raggiunsero il punto da cui finalmente si vedeva il lago e la strada cominciava a scendere dolcemente. Smisero di pedalare per recuperare il fiato e lasciarono che le biciclette scorressero spinte dalla gravità.
«Che c’è?» chiese Matthew.
«Niente. Mi era sembrato di vedere qualcosa, nel bosco.»
Matthew rise. «Cosa? Un cecchino?» Spinse sui pedali e scattò in avanti.
«Stupido.» gridò Billy iniziando ad inseguirlo.
Superarono gli altri ragazzi che si unirono all’inseguimento ridendo. In pochi minuti giunsero alla riva del lago. Il bosco di pini diradava lasciando spazio a un prato punteggiato di fiori che digradava rapido verso l’acqua. Lasciarono le bici al bordo della strada e si lanciarono verso il lago.
«Chi si tuffa per ultimo è un fifone.» gridò Benjamin strappandosi di dosso la maglietta.
«L’acqua è ancora fredda.» replicò Barbara.
«Dai buttati.» la esortò Lara.
In pochi attimi tutti i ragazzi erano in costume e si lanciavano nell’acqua fredda e limpida del lago.
Malgrado il coraggio ostentato tutti uscirono molto in fretta; la primavera era iniziata da poco e l’acqua era ancora gelida, nonostante l’aria fosse già piacevolmente calda.
Si stesero sul prato, lasciando che i raggi del sole riscaldassero la pelle asciugando le ultime gocce.
Billy alzò la testa. Un rumore aveva richiamato la sua attenzione. Qualcosa si muoveva nel bosco, tenendosi fuori vista.
«C’è qualcuno nel bosco.»
«E allora? Non siamo mica i soli a venire al lago.» replicò Steven.
Si sdraiarono nuovamente. Un’esplosione fu seguita da un sibilo acuto e da uno sbuffo di terra vicino alla testa di Billy.
«Oh cazzo.» gridò Steven.
Le ragazze urlarono, si misero sulle ginocchia per alzarsi. Billy si lanciò verso di loro e le buttò brutalmente a terra.
«State giù.» gridò. «Tutti nel lago, presto.»
Strisciò verso il lago trascinando con sé le due ragazze. Gli altri li seguirono senza parlare. Si immersero in acqua.
«Dobbiamo nuotare da quella parte.» bisbigliò Matthew. «Dove la strada costeggia il lago. Forse riusciamo a fermare una macchina.»
«Sì. Andate da quella. Io andrò dall’altra.» rispose Billy.
«Ma che fai? Sei matto?»
«No. So quello che faccio.»
«Billy. Non sei nel tuo videogioco.» lo implorò Matthew.
«No? Ti ho detto che avevo visto qualcosa.»
«Che cosa? Cosa hai visto?»
Billy appoggiò le braccia alla riva e alzò la testa per dare un’occhiata. Un colpo di fucile si perse nell’acqua alle sue spalle.
«È una divisa grigia. Lo sapevo di averne vista una. È me che cerca.»
«Cosa sta dicendo?» Chiese Lara senza rivolgersi a nessuno in particolare. La sua voce tremava per la paura e il freddo.
«La sulla riva c’è un pazzo che ci sta sparando e Billy è più pazzo di lui.» rispose Matthew esasperato. «È convinto che sia un cecchino uscito dal suo videogioco.» Il ragazzo spinse gli altri verso il punto in cui la strada costeggiava il lago.
Billy si immerse senza ascoltare le implorazioni degli amici e si diresse dalla parte opposta. Raggiunse un punto in cui due alberi nodosi incurvavano i loro rami sull’acqua. Le foglie appena spuntate sfioravano la superficie del lago creando una zona d’ombra che si augurò sufficiente a coprirlo. Si afferrò a un ramo e si issò. Per sua fortuna era sempre stato bravo ad arrampicarsi sugli alberi. Ora doveva solo trovare il modo di arrivare a terra senza farsi scorgere.
Sentì un altro sparo. Si lasciò cadere al suolo rotolando su se stesso. Pregò che nessuno dei suoi amici fosse stato colpito. Quella era la sua partita, solo lui avrebbe dovuto essere coinvolto.
Tenendosi basso corse fino al bosco. Una figura grigia era acquattata poco oltre la prima fila di alberi. L’occhio appoggiato al mirino del fucile seguiva attento i movimenti delle onde, pronto a cogliere l’emergere di qualcuno.
Billy strisciò alle sue spalle, afferrò saldamente un bastone e si lanciò su di lui con un grido. L’uomo colto di sorpresa si girò di scatto, ma non fu abbastanza rapido e il bastone di Billy lo colpì a un spalla. Il fucile gli sfuggì di mano, il soldato rotolò su se stesso, Billy colpì di nuovo, ma questa volta l’uomo afferrò il bastone e glielo strappò di mano facendolo cadere.
Il ragazzo cercò di rimettersi in piedi, ma il soldato gli fu sopra e lo inchiodò a terra. Estrasse il coltello dal fodero che portava in cintura e lo impugnò saldamente.
«Non dovevi andartene. Non si può abbandonare la partita. Tu dovresti saperlo.» Il soldato scuoteva la testa. «Mai lasciare un cecchino vivo.»
In direzione del lago si levarono delle urla. I suoi amici stavano accorrendo, ma erano troppo lontani per aiutarlo.
Il soldato si girò, solo un istante, per controllare alle sue spalle.
Billy allungò una mano, sentì il freddo del metallo sotto le dita. Con la forza della disperazione afferrò il fucile e colpì la mano del soldato deviando il coltello che affondò nel terreno.
«Bastardo.» il soldato lo colpì al volto e gli strappò di mano il fucile. Si rialzò in piedi, ma prima che potesse premere il grilletto gli amici di Billy gli furono addosso trascinandolo a terra. L’uomo era molto più grosso e forte di loro, ma riuscirono comunque a fargli mollare il fucile che volò sul terreno ai piedi di Billy.
Il cecchino si liberò dei ragazzi gettandoli malamente a terra, si guardò attorno cercando le sue armi.
Billy era fermo, a gambe larghe, con la destra leggermente arretrata, il calcio del fucile premuto contro la spalla.
Il soldato fece un sorriso sardonico. «Non è così facile come credi.» Fece un passo verso Billy e crollò a terra. Una maschera di sangue copriva il suo volto lacerato da una fucilata a distanza ravvicinata.

Libero Seleni



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