la tigre e il papavero

la tigre e il papavero

Camminavo in compagnia del Maestro Valavan verso Rampur, il Venerabile Maestro era giunto al nostro tempio ed io ero stato incaricato di accompagnarlo nel suo viaggio. Una sera giungemmo in un piccolo villaggio, quando si sparse la notizia del nostro arrivo fummo invitati presso la casa del mercante più ricco del paese il quale ci offrì una cena ricca e squisita che io cortesemente rifiutai spiegando che il mio percorso spirituale prevedeva morigeratezza di costumi e la rinuncia ai piaceri materiali.

Con mia grande sorpresa il Venerabile Maestro al contrario di me si servì abbondantemente mostrando di gustare a fondo ogni cosa. La sera ci venne offerta una camera confortevole con dei comodissimi letti di piume, soffici come nuvole. Io naturalmente scelsi di dormire a terra com’ero abituato a fare, ritenendo le eccessive comodità negative per la mia crescita interiore. Il Maestro invece mostrò di gradire il letto confortevole e vi si distese con evidente compiacimento. Non riuscendo a prendere sonno mi alzai cautamente per non disturbare la sua meditazione, quando mi accorsi che invece di meditare il Maestro dormiva saporitamente.

Il mattino successivo, pieno di dubbi interrogai il Maestro, mi sentivo contrariato per il suo comportamento poco consono all’immagine di un Venerabile Maestro. Chiesi quindi come poteva godere così tranquillamente dei piaceri che gli venivano offerti comportandosi in un modo per nulla ascetico. Ed egli mi rispose:

“La tigre non cerca un papavero blu per fare il suo nido”

Come appresi in seguito le frasi del maestro contenevano molteplici insegnamenti, ma essendo appena all’inizio del mio percorso accanto a lui non ero preparato a coglierne i significati reconditi, chiesi cosa volesse dire e lui con molta pazienza spiegò:

“Come credi di ottenere l’illuminazione, mio giovane amico? – mi chiese – Attraverso la liberazione dai desideri terreni? Vedi, quando ieri sera ci è stata offerta una cena squisita e raffinata tu hai chiesto qualcosa di più umile, un pezzo di pane e della minestra. La sera poi hai scelto di dormire a terra piuttosto che adagiarti su di un comodo materasso. Ma perché desiderare pane e minestra dovrebbe essere in qualche modo meglio che desiderare arrosto ripieno? E perché dormire sul pavimento dovrebbe renderti migliore del dormire sul materasso?  Non accettando ciò che ci veniva offerto hai dimostrato solamente di essere fortemente legato al mondo tangibile, di non essere pronto a distaccarti da esso. I tuoi desideri, per quanto umili ti legano al mondo molto più che se tu avessi accettato le cose che ci sono state offerte.”

“Una buona cena ed un comodo letto sono forse sufficienti per allontanarti dall’illuminazione?”

“Ricorda la frase delle Upanisad – proseguì il maestro – ‘Qualunque sia questa essenza sottile, tutto l’universo è costituito di essa, essa è la realtà di tutto, essa è l’atman. Quello sei tu.’  Anche un’ottima cena ed un buon letto fanno parte del Brahmnan, quanto un tozzo di pane ed un rigido tavolato.

Tieni mente e spirito sempre pronti ad accettare il mondo, in tutte le sue sfaccettature, nulla ti allontana dall’illuminazione e nulla ti avvicina ad essa. E’ solo il modo in cui accetti le cose e le vivi che ti può portare all’illuminazione. Anche il piacere fa parte dell’esistenza, non c’è alcun motivo per cui debba essere considerato ‘inferiore’ alla privazione nel percorso verso l’illuminazione.

Abbiamo camminato assieme per quattro giorni, dormito a terra, mangiato quel poco che trovavamo, i giorni in cui dormivamo a terra avvolti solo nei nostri mantelli non ho desiderato un letto, quando ho avuto un letto non ho desiderato il gelido terreno. Rinunciare ad una cosa che ti accade implica spesso maggiore sforzo di volontà che accettarla ed abbandonarsi ad essa.

Accetta ciò che accade, da ogni cosa, da ogni incontro può venire l’illuminazione.”

Questo disse il Venerabile Maestro Valavan.

Dalle memorie del Venerabile Maestro Farukh



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