Di cosa parla la fantascienza (e tutta la speculative fiction)

Di cosa parla la fantascienza (e tutta la speculative fiction)

Di cosa parla la fantascienza? Di cosa parla il fantasy? O l’horror? Di cosa parla la Speculative Fiction?

La domanda, così come la risposta vale per tutta la Speculative Fiction, anche se in questo post mi occuperò principalmente di fantascienza.

Di cosa parla dunque la fantascienza?

La questione è molto interessante e meriterebbe molto spazio. Che la fantascienza parli del presente è una cosa detta e ribadita da molti degli autori più importanti. Ursula Le Guin diceva: “Science fiction is not predictive; it is descriptive.
La fantascienza è narrazione e tutta la narrazione parla di essere umani, anche solo per il fatto di essere scritta da umani e per umani. Che siano animali parlanti o alieni, i personaggi sono rappresentazione di esseri umani o figure di contrasto che interpretano il non umano per mostrare cosa gli umani sono.
Comunque sia la fantascienza è esattamente identica a qualsiasi altro genere letterario, anzi fa parte dell’unico genere letterario esistente da cui nessun essere umano può sfuggire e parla delle stesse cose. Può parlare di cose più o meno interessanti, può essere scritta più o meno bene, può essere più o meno “profonda”, ma la distinzione è unicamente ad uso commerciale.

I generi letterari sono una comodità

Quando entro in libreria , come prima cosa, mi dirigo allo scaffale della fantascienza; è più comodo che frugare fra gli scaffali ordinati alfabeticamente, tutto qui. Ma dove trovo “Non lasciarmi”? Dove devo cercare “Il racconto dell’Ancella”? E la serie di Canopus in Argos? (Due degli autori dei libri citati sono premi Nobel)
Questi autori sono sparpagliati in varie sezioni con un po’ di libri di qua e un po’ di là?
I generi letterari sono una comodità e quello è l’unico motivo per cui esistono.

Solo un autore commerciale pensa: “dunque, va di moda il thriller nordico, o il fantasy con gli elfi (o…) mi siedo e ne scrivo uno, vediamo un po’ quali sono i caratteri fondamentali del genere e avanti a battere sui tasti”.
Non c’è nulla di male nell’essere autori commerciali e come vedremo, anche in questo caso il genere letterario è solo il vestito di una storia perché sotto la superficie c’è di più.

Gli autori che scrivono perché hanno voglia di dire qualcosa cercano quella che per loro è la forma migliore per dirlo: a volte il risultato può essere considerato fantascienza, altre volte no.
In questo senso rifiuto la definizione di fantascienza come di un genere con delle tematiche particolari ben definite.
Non c’è un argomento principale per la fantascienza, può parlare (e parla) di tuttoche dovrebbe essere .

La fantascienza parla di scienza esattamente come “Il vecchio e il mare” parla di pesca.

Sicuramente esistono diverse correnti anche all’interno del genere fantascientifico (Hard SciFi, Soft SciFi ecc.) in cui viene data maggiore rilevanza a un certo tipo di tematiche, ma se si guarda realmente sotto la superficie del testo si finisce per scoprire qualcosa di cui tutti dovrebbero essere consapevoli.

Bisogna separare molto bene i due strati presenti in qualunque narrazione:
1) di cosa parla
2) di cosa parla DAVVERO.

Prendiamo ad esempio Do the androids dream of electirc sheeps? di Philp K. Dick, conosciuto nella sua versione cinematografica con il titolo Blade Runner.
Esso parla di:
1) poliziotti a caccia di robot umanoidi sfuggiti al controllo
2) cosa vuol dire essere umani? qual è il confine fra umano e non umano? come ci si pone di fronte alla morte? (e molte altre tematiche)

Ma non è forse vero che queste stesse tematiche sono affrontate in migliaia di altre opere appartenenti a qualsiasi genere compreso il mainstream (il non genere) e la literary fiction (letteratura “alta”)?
Lo stesso discorso fatto per il libro di Philip K. Dick vale per qualsiasi opera narrativa. Perfino in quelle di puro e semplice intrattenimento esiste spesso uno strato tematico, seppure appena accennato e magari inserito inconsapevolmente dall’autore.

La fantascienza parla di scienza esattamente come “Il vecchio e il mare” parla di pesca.
Questo purtroppo non viene capito, ma è un discorso che vale per la fantascienza come per il fantasy, l’horror, il western, l’avventura o qualsiasi altro genere letterario.
La letteratura parla di essere umani e di esseri umani (perdonate il gioco di parole) e continuerà a farlo almeno finché non incontreremo una civiltà aliena con una sua letteratura o finché le intelligenze artificiali non si saranno evolute così tanto da perdere il legame con l’umanità che le ha create e inizieranno a produrre letteratura per loro stesse. Ma in entrambi questi casi non è detto che sarà una letteratura che saremo in grado di comprendere o apprezzare.



1 thought on “Di cosa parla la fantascienza (e tutta la speculative fiction)”

  • Un articolo che non dice nulla che già non sapevo, ma che valeva la pena di scrivere perché, a quanto pare, c’è ancora in Italia un certo pregiudizio nei confronti della letteratura fantastica (o Speculative Fiction, cioè “all genres that deliberately depart from imitating consensus reality of everyday experience” cit.) . Il pregiudizio si riassume così: il fantasy è roba da bambini e la fantascienza è roba da adulti che si credono bambini e preferiscono leggere storie strampalate anziché libri seri.
    Due doverose premesse a questo commento:
    1) sposo (nell’indissolubilità del rito religioso) quanto scritto qui, e posso solo aggiungere qualche osservazione a corollario;
    2) le osservazioni che seguiranno non sono completamente farina del mio sacco, essendo in parte il risultato di una discussione cui hanno partecipato persone molto più preparate di me.

    Ciascuno di noi, in quanto lettore, ha qualche preferenza nei generi letterari. Questo è normale e sacrosanto: sforzarsi di leggere ciò che non ci piace per nulla non ha senso. Si legge per piacere, dopotutto – e l’arte è uno dei pochi piaceri della vita senza reali controindicazioni. Quindi, se non vi piace la letteratura fantastica, non c’è nessun problema. Ma prima di dire che la letteratura fantastica è “letteratura di serie b”, considerate che ne hanno fatta autori del calibro di Italo Calvino, Dino Buzzati, J. L. Borges, José Saramago, Michail Bulgakov (i primi che mi vengono in mente). Se loro sono di “serie b”, insomma, io la “serie a” non ho mai avuto il piacere di leggerla.
    Di cosa parlano i libri di questi signori? Esattamente di quello di cui parlano tutti i libri: del mondo e degli uomini. Ne parlano però per metafore, allegorie e iperboli: l’elemento fantastico in cui le vicende sono inserite, mette in luce per contrasto gli elementi reali – cioè generalmente i personaggi, il loro sentire e le loro azioni.
    Così, “La Metamorfosi” di Kafka è assolutamente un libro che parla di emarginazione, di solitudine, di dinamiche familiari malsane, del bisogno che un essere umano ha di essere riconosciuto nel suo valore (almeno agli occhi delle persone che più gli sono vicine): Kafka avrebbe potuto scrivere “Gregor Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si sentì impotente e indesiderato come un insetto” (facendo una similitudine), invece ha scritto “Gregor Samsa, svegliatosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in un enorme insetto” (facendo una metafora). Se siamo disposti ad accettare questa metafora e continuare la lettura, scopriremo una verità importante: chi viene trattato come un insetto non può che vivere e morire come un insetto, anche se è una persona onesta e generosa. Chiuso il libro, insomma, ci renderemo conto dell’importanza che lo sguardo degli altri ha sul nostro destino. Ci sono libri di narrativa mainstream che parlano di questo? Certo, ce ne sono moltissimi. Ce ne sono di eleganti ed efficaci quanto “La Metamorfosi”? Probabilmente sì, ma in questo momento non me ne viene in mente neanche uno.
    Mi direte che cito grandi classici. Sì, l’ho fatto per dare al commento il respiro più ampio possibile. Ci sono autori meno “classici” che hanno fatto ottima “speculative fiction”: parlano anche loro del mondo e degli uomini con mille metafore diverse, con mille diversi linguaggi. A qualcuno piace il caviale, ad altri il “fish and chips”: per fortuna nella letteratura fantastica si trovano entrambi.
    Si può parlare di qualsiasi argomento (serio o faceto, interessante o noioso) QUASI usando ogni genere lettaraio. La letteratura fantastica ha, secondo me, spesso una marcia in più perché ha almeno due livelli di lettura. Ho letto molta sociologia, psicologia e filosofia attraverso le figure retoriche della letteratura fantastica – con molta più leggerezza e piacere di quando le studiavo all’università. Stupendomi di quanti modi ci sono per mostrare quello che è vero attraverso quello che non esiste.
    Lunga vita alla letteratura fantastica!

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