Il problema del problema dei tre corpi.

Il problema del problema dei tre corpi.

Post aggiornato a Dicembre 2020, le parti aggiunte o aggiornate sono in corsivo e ho trasformato in alcune parti per sottolinearne l’importanza.

In seguito ad alcune discussioni nei gruppi di appassionati di fantascienza ho riletto buona parte del Problema dei tre corpi nella traduzione inglese, per capire se i problemi che avevo riscontrato erano dovuti alla traduzione italiana. La traduzione inglese è stata fatta da Ken Liu. Tanto per chiarire Ken Liu è un ottimo scrittore, nato e cresciuto in Cina è emigrato negli USA a 11 anni, ha studiato ad Harvard, scrive in inglese e la sua capacità di scrittura è davvero di alto livello.

“Il problema dei tre corpi” è un libro di fantascienza scritto da Liu Cixin (o Cixin Liu per gli occidentali), un autore cinese vincitore del Premio Hugo proprio con il libro in questione.

Tanto per chiarire subito le cose, anticipo che il libro non è brutto ed è pieno di idee interessanti.

Però, ha un problema, anzi ne ha davvero tanti. Non so se alcuni dei problemi che ho riscontrato siano ascrivibili alla traduzione e immagino inoltre che la traduzione italiana non sia diretta dal cinese, ma sia stata prodotta dalla traduzione inglese e tutto questo può aver amplificato alcuni difetti della narrazione.
La traduzione italiana è fedele  a quella inglese, i problemi che descrivo in seguito sono presenti allo stesso modo in entrambe le versioni.

Lati positivi ce ne sono a cominciare dal problema dei tre corpi che dà il titolo al romanzo, problema reale della dinamica che ha affascinato tanti famosi scienziati. Nel corso della narrazione vengono affrontati molti altri argomenti scientifici e tecnologici: nanotecnologie, fisica quantistica, realtà virtuale, volo spaziale e altro ancora. L’avvio del libro è decisamente buono, racconta episodi della storia della Cina comunista visti dall’interno e forse anche questo lo rende interessante per un occidentale. È la parte meno fantascientifica, anzi non lo è per nulla, ma è storicamente interessante. Su questa parte si innesta, in un secondo tempo, la fantascienza.

Le idee interessanti sono una cosa bellissima, ma se diventano troppe e non le sai gestire si trasformano subito in un problema. Tutta la parte sul videogioco immersivo in realtà virtuale è piuttosto sconclusionata e non particolarmente incisiva sulla trama (ma di questo parlerò più estesamente nella parte di recensione con spoiler, quella dedicata alla trama), la fisica invece appare in diversi punti del romanzo, con esiti diversi: il problema dei tre corpi è quello trattato più estesamente e in modo più soddisfacente, altre cose risultano buttate lì un po’ come fa comodo e in qualche modo invece di arricchire la storia finiscono per appesantirla.

Il secondo grosso problema sono i personaggi. Forse la tradizione cinese prima e il collettivismo comunista poi hanno dato un’impronta marcatamente diversa alla concezione di personaggio così come la intendiamo in occidente, ma quelli del libro sono assai deludenti e inconsistenti.

Sono tutti privi di spessore, alcuni di loro poco più che delle semplici macchiette, una collezione di cliché usati e abusati: il poliziotto cinico e ignorante, ma astuto, abituato ad affrontare la peggiore feccia e in grado di escogitare stratagemmi che sfuggono alle menti sia degli scienziati che dei militari; i generali arroganti e saccenti; lo scienziato chiuso e sgobbone; l’ecologista fanatico; la scienziata traumatizzata che odia il mondo e non mancano nemmeno gli alieni malvagi.

Il problema vero è che i personaggi non sembrano avere delle motivazioni vere per le azioni che compiono, stanno palesemente seguendo un copione, recitando senza sapere il perché.

Problema più difficile da definire è quello della scrittura. La qualità è piuttosto altalenante, ma non è mai davvero buona. Colpa delle traduzioni? Può essere, non conoscendo il cinese non sono in grado di dirlo, ma ho l’impressione che il difetto ci sia già sia nell’originale. Anche nei punti migliori non ho trovato mai una scrittura davvero buona, è di livello accettabile, ma non ci sono frasi che colpiscono, immagini particolarmente interessanti o simili.
Per chiarire meglio ciò che intendo con qualità di scrittura: non mi riferisco al linguaggio, all’uso di immagini, figure retoriche o cose di questo tipo che magari potrebbero risultare difficili da tradurre, mi riferisco piuttosto alla strutturazione della scrittura, al ritmo, al modo in cui vengono malamente inframmezzate parti “mostrate”, spiegoni, parti raccontate, dialoghi mal scritti ecc.

Al contrario di quanto ha fatto Kim Stanley Robinson nel suo “New York 2140” in cui è riuscito ad elevare lo spiegone (infodump) trasformandolo in cifra stilistica anche grazie allo stratagemma di relegarlo in appositi capitoli, Liu Cixin infila spiegoni improvvisi e micidiali inframmezzandoli a spezzoni inconsistenti di trama trasformando il tutto in qualcosa di indigesto. Attenzione, non si tratta di parti difficili da leggere o scritte male, sono semplicemente posizionate nel posto sbagliato e costruite in modo raffazzonato. Personalmente non ho nulla contro le spiegazioni dettagliate di fatti scientifici o degli aspetti tecnologici che fanno parte di una storia, apprezzo la fantascienza hard e la scienza, ma, appunto, c’è modo e modo di spiegare le cose.

Non sono nemmeno un fanatico dello “show don’t tell”, tuttavia devo ammettere che qualche bacchettata sulle dita l’autore se le meriterebbe proprio. A un certo punto il libro sembra cambiare decisamente marcia, perde quasi del tutto la parte di show per diventare quasi totalmente tell. L’impressione è che il traduttore si sia stancato e abbia scelto di riassumere una decina almeno di capitoli del libro, ma non credo sia davvero così (la versione inglese è identica), per qualche motivo l’autore stesso ha deciso di riassumere il libro che avrebbe voluto scrivere invece di scriverlo. Il finale poi è esattamente questo, un riassunto, mandato (senza un reale motivo) dagli alieni ad alcuni terrestri loro alleati, degli eventi che hanno portato alla creazione di un’arma da usare contro la Terra. Anche altri eventi cruciali della vicenda fanno capolino a stento come azioni infilate a forza nelle parti raccontate.

Attenzione zona spoiler

Come già detto sopra i personaggi sono inconsistenti. Il protagonista principale è uno scienziato che si occupa di nanomateriali. Finisce un po’ alla volta coinvolto in una vicenda complessa e terribile che rischia di trasformarsi in un disastro per la specie umana. Però il suo turbamento è un po’ finto, la sue interazioni con gli altri personaggi mancano di spontaneità. È un uomo sposato, la moglie si preoccupa vedendolo turbato, poi però lui sparisce di casa, va, viene a qualsiasi ora del giorno o della notte e la moglie non dice più nulla. Forse le mogli cinesi sono più sottomesse ai mariti rispetto alle occidentali, ma il comportamento dell’insieme non funziona. Sempre lui di giorno se ne va in giro a indagare su un complotto contro gli scienziati e di notte si collega a uno strano videogioco in realtà virtuale, ma quando dorme? Si parla del dormire solo quando non ci riesce oppure in un unico caso in cui si addormenta in macchina. Al momento preciso del suo risveglio comunque passa di lì proprio il poliziotto cinico con cui aveva bisogno di confrontarsi, una coincidenza davvero notevole.

Poi abbiamo la scienziata cattiva che odia l’umanità perché durante la rivoluzione culturale del ‘67 hanno ucciso suo padre e spedito lei ai lavori forzati. Va bene, è diventata fredda e acida e odia tutti, però dev’essere anche piuttosto stupida. Per un caso, nel tentativo di provare una sua teoria sulla fisica solare, invia un segnale agli alieni, che viene raccolto da una civiltà distante quattro anni luce da noi, ma che risponde con un appello a stare nascosti, perché se i terrestri risponderanno verranno invasi e cancellati dal pianeta. Ora, anche se sei incazzata con tutti come ti viene in mente che gli alieni possano essere migliori dell’umanità, quando loro stessi ti dicono: “siamo cattivi, girate al largo, se arriveremo vi distruggeremo dal primo all’ultimo”? Non mi pare un messaggio di possibile redenzione, se non ci arrivi vuol dire che ti mancano parecchie rotelle. Eppure lei risponde immediatamente, senza farsi alcuno scrupolo e prosegue a vivere senza scrupoli perfino quando sua figlia si suicida sempre per una vicenda collegata all’invasione aliena.

Se uno scienziato trova risultati discordanti con quanto si aspetta, di solito fa salti di gioia, perché significa che ha scoperto qualcosa di nuovo e inaspettato.

Apro una parentesi.

Gli alieni sanno che ci vorranno almeno quattrocentocinquant’anni per arrivare sulla Terra e sanno che al ritmo in cui si muove il progresso terrestre in quel lasso di tempo la nostra civiltà potrebbe diventare molto più avanzata della loro ed essere quindi in grado di sconfiggere facilmente la loro flotta. Allora che si inventano? Mandano sulla Terra una specie di computer quantistico della dimensione di un solo protone, che viaggiando a una velocità prossima a quella della luce arriva da noi in quattro anni, con l’incarico di fermare il progresso terrestre. L’idea geniale è che confondendo il risultato di tutti gli esperimenti di fisica nucleare sarà in grado di bloccare il progresso. Alcuni scienziati, compresa la figlia della “cattiva” vedono che i loro esperimenti danno risultati imprevedibili e si suicidano.

Ora, se uno scienziato trova risultati discordanti con quanto si aspetta, di solito fa salti di gioia, perché significa che ha scoperto qualcosa di nuovo e inaspettato. Se le cose diventano sempre più strane si pone sempre più domande, probabilmente l’ultima cosa che gli viene in mente è di suicidarsi, è più probabile che muoia di fame perché dimentica di mangiare non riuscendo a staccarsi dal laboratorio e dall’analisi dei dati.

A parte ciò, l’idea di confondere gli scienziati può in qualche modo essere un richiamo al Dio biblico che confonde le menti e le lingue delle persone che volevano costruire la torre di Babele.

Richiamo biblico a parte (che forse lo vedo solo io), l’idea fa capire che anche gli alieni non sono messi tanto bene a cervello.


Dunque vediamo: prima di tutto costruiscono un supercomputer costituito da un solo protone. Durante il processo costruttivo, che consiste nello “svolgere” un protone dalle sue undici dimensioni trasformandolo in una superficie bidimensionale, rischiano di congelare il proprio pianeta. Il protone diventa infatti uno schermo di dimensioni spaventose che avvolge l’intero pianeta impedendo ai raggi del sole di raggiungere la superficie. Su questa enorme area bidimensionale viene “inciso” un computer e il protone viene poi riportato alle sue undici dimensioni abituali ritornando “normale”.

Nel testo viene specificato che il protone è nuovamente in grado di “dispiegarsi” cosa che fa effettivamente per confondere gli scienziati terresti schermando la radiazione di fondo, ma soltanto quella, tanto per spaventarli un po’.

Cioè, saresti in grado di schermare il sole precipitando l’umanità verso la distruzione nel giro di un paio di mesi, ma preferisci fare scherzi di cattivo gusto agli scienziati. Ma proprio gli alieni più stupidi dell’universo dovevano mettersi in mente di invaderci? Un vicino un tantino più brillante non potevamo averlo?

Ancora sugli alieni.

La società aliena è una società durissima e spietata, evolutasi in condizioni estreme. Il pianeta su cui vivono si trova infatti all’interno di un sistema stellare ternario e il movimento dei soli è caotico. Si tratta del famoso problema dei tre corpi. Questa caoticità fa si che brevi periodi di relativa stabilità si alternino a periodi di calore insopportabile (quando il pianeta è vicino a tutte e tre i soli) o a periodi di gelo intenso (quando i soli sono lontani). Si tratta quindi di un mondo con condizioni di vita durissime che ha forgiato una specie altrettanto dura.

L’alieno che riceve il primo messaggio terrestre è un “ascoltatore”, uno degli incaricati di sorvegliare le antenne che scandagliano il cosmo alla ricerca di pianeti da invadere. Pur essendo a uno dei gradini più infimi della società quando riceve il messaggio terrestre si premura di rispondere subito avvisando i terrestri di non tentare altre comunicazioni e di starsene zitti e al sicuro. Perché lo fa? Lo spiega al principe che governa il suo popolo: “… Non abbiamo letteratura, né arte, né concepiamo la ricerca della bellezza e del piacere. Non possiamo nemmeno parlare d’amore. Principe, che senso ha una vita del genere?”

Ora, nessuno ha mai detto agli alieni (almeno fino a questo punto della vicenda) che sulla Terra ci sono arte e letteratura e ricerca del piacere. Inoltre come può un alieno che vive in una società totalmente priva di queste cose sentirne il bisogno o anche solamente concepirle? Ma come se non bastasse, chi ha detto loro che la Terra è un luogo ospitale? Potrebbe benissimo essere un mondo nelle stesse condizioni del loro se non peggiori. Eppure partono subito con grande allegria i piani di invasione.

In tutta la vicenda non c’è un solo personaggio che prenda una decisione logica e sensata.

La parte sulla realtà virtuale è un pasticcio ininfluente ai fini della vicenda. Il gioco in realtà virtuale è uno stratagemma per reclutare nuovi adepti della setta pro-alieni. È un gioco sviluppato dai terrestri che gira su server terrestri e che non fa ricorso a tecnologie aliene. Quando lo scienziato ci entra per la prima volta finisce subito nel cuore del gioco a contatto con i personaggi più importanti. Su milioni di giocatori, appena entra lui ecco che si trova nel cuore degli eventi. Ad un certo punto si accenna al fatto che il gioco è diverso per ogni giocatore e questo potrebbe spiegare la cosa, però nel corso delle varie partire, che si svolgono dentro civiltà diverse ispirate alle civiltà terrestri, lui incontra dei personaggi non creati dal computer, ma reali come lui e se ne accorge perché li riconosce dagli occhi. Cioè riconosce i personaggi virtuali dagli occhi. Va bé…

Altra cosa un po’ assurda è la botta di culo che fa sì che la scienziata sia presente in entrambi i momenti in cui arrivano le risposte dagli alieni.

In tutta la vicenda non c’è un solo personaggio che prenda una decisione logica e sensata.

Ok, detta così sembra una schifezza terribile, ma in realtà non è un libro pessimo, in giro c’è di peggio anche fra i best seller, veri o dichiarati che siano, però mi risulta inspiegabile che un romanzo con tutti questi limiti possa aver vinto il premio Hugo. Considerato che è il primo volume di una trilogia devo ammettere che non mi sento spinto a cercare i successivi capitoli, c’è di meglio da leggere.

Veniamo al famoso problema dei tre corpi, si tratta di problema di dinamica con implicazioni nella teoria del caos (leggete wikipedia per i dettagli). Si tratta di un problema affascinante, ma il problema del problema (scusate il gioco di parole) è che nel libro viene risolto da uno dei personaggi, ma non gliene frega niente a nessuno.

Aggiungo un approfondimento su gusto personale e qualità di scrittura. Prendo a esempio autori contemporanei, visto che spesso chi critica Liu Cixin viene tacciato come retrogrado che non riesce a schiodarsi dalla lettura di classici come Asimov e Clarke. Parto proprio da Ken Liu, i cui racconti di fantascienza sono molto belli e ottimamente scritti, uno di essi è stato adattato per uno degli episodi di Love Death & Robot. Il suo libro “La grazia dei Re” è scritto molto bene, nonostante ciò io lo trovo noioso e poco interessante, tanto che non leggerò i seguiti. Posso dire che è brutto? No, posso dire che è scritto male? No, al contrario, però posso dire che non mi piace. Ma la buona scrittura la si percepisce, così come si percepisce il lavoro di strutturazione della storia, la logica che governa le cose e le azioni delle persone. Attenzione, logica non significa che tutti si comportano come tanti Signor Spock, significa che le scelte seguono le logiche interiori dei personaggi, si percepiscono le motivazioni, giuste o sbagliate che siano. Allo stesso modo per quanto io possa adorare alcune cose di Neal Stephenson trovo che altri suoi libri siano davvero noiosi, ma non sono scritti male, semplicemente non incontrano i miei gusti.

La scrittura del Problema dei tre copri invece non è buona. Il libro può piacere, ma i difetti di scrittura ci sono. C’è chi può decidere di passarci sopra perché attratto dalla trama, c’è chi può considerarli non fastidiosi, ma questo non significa che non ci siano. Non metto in discussione i gusti di nessuno, ma mi permetto di mettere in discussione la qualità della scrittura che non è sicuramente nemmeno vicina a quello che si potrebbe sperare in un buon libro di narrativa.

Se siete interessati a cosa intendo per buona scrittura date un’occhiata alla serie di articoli dedicati a questo argomento.

E visto che una delle accuse che mi è stata più spesso rivolta è di non essere in grado di capire l’Hard Sci-Fi e quindi il Problema dei tre corpi, vorrei che mi venisse data qualche risposta su un tema fondamentale. Il linguaggio. Come fanno gli alieni a capire tutto della Terra da un breve messaggio in Cinese? Tutta la parte sulla reciproca comprensione è totalmente saltata a piè pari. Certo non si tratta di fisica teorica, ma da un libro che pretende di essere fantascienza hard io pretendo che certi dettagli (?) non vengano trascurati. Scrivere fantascienza hard non significa (almeno per me) solo infilare qualche spiegone di fisica teorica qua e là, significa piuttosto strutturare una vicenda in cui tutte le parti si incastrino fra loro seguendo una logica basata sui principi scientifici.

Poiché tutte le discussioni riguardo a questo libro finiscono sempre in rissa con l’accusa nei miei confronti di non essere abbastanza intelligente per capire il libro vorrei elencare per punti le mie perplessità nella speranza che qualcuno possa darvi risposta. Tralascio tutta la parte sulla qualità della scrittura e mi soffermo unicamente sui problemi della vicenda.

Premetto che la lettura in italiano e la rilettura in inglese sono avvenute un po’ di tempo fa, per cui potrei anche essermi scordato della parti.

  1. Come fanno gli alieni a comprendere il cinese da un messaggio di poche righe?
  2. Com’è possibile che l’elemento più infimo di una società dura e spartana (leggetevi questa serie di articoli per capire cosa significa spartano, ma in sostanza è una società incapace di produrre qualsiasi cosa di valore artistico) possa capire da un messaggio che non ne parla affatto, che la Terra è un luogo in cui esistono la ricerca della bellezza, del piacere, l’amore, l’arte e la letteratura? Se vi sembra un dettaglio da poco soffermatevi invece sul fatto che si tratta di un elemento fondamentale della vicenda. È proprio il segnale di allarme lanciato da questo alieno a far sì che la scienziata decida di desiderare l’invasione, come vendetta per il dolore subito.
  3. A cosa serve il gioco in realtà virtuale? Intendo, cosa serve all’interno della vicenda dello scienziato protagonista?
  4. Come mai ogni volta che lui entra nel gioco si ritrova SEMPRE in un punto fondamentale della vicenda virtuale, circondato da persone vere e non simulazioni e queste persone vere sono quelle fondamentali per tutta la questione dell’invasione ecc. ecc.?
  5. A cosa serviva la soluzione del problema dei tre corpi?
  6. Perché non importa nulla a nessuno della soluzione?
  7. Visto che gli alieni hanno creato un superprotone (non ricordo il nome usato nel libro) in grado di fare cose meravigliose, perché non lo usano per schermare i soli quando sul pianeta fra troppo caldo e concentrare i raggi solari quando invece fa troppo freddo?
  8. Sempre visto che hanno questa super arma perché non la usano per terminare la vita sulla terra invece di limitarsi a fare scherzetti ai fisici? È come se in una guerra terrestre si combattesse mettendo i cuscini che scorreggiano sotto il sedere dei generali avversari per minare il morale del loro esercito.
  9. Che ne sanno i trisolariani che la Terra è un pianeta ospitale? Mi sono immaginato spesso questa scena fra 450 anni da ora:
    «Terrestri, siamo i vostri nuovi padroni, inchinatevi davanti ai vos… cough cough» Gli alieni crollano a terra contorcendosi fra spasmi terribili. «No! L’ossigeno no!» E stramazzano tutti morti.
    Alla faccia dell’hard scifi e della plausibilità scientifica.

Come ho premesso, la lettura del libro risale a un paio d’anni fa, per cui molte perplessità me le sono scordate, così come posso anche essermi scordato alcuni passaggi che danno risposte alle mie domande. Ricordo però che c’erano molti punti in cui le azioni dei protagonisti erano talmente assurde da far saltare sulla sedia gridando ma che cazz…, perché?!?!

Ringrazio chiunque possa dare risposte pacate e motivate alle mie domande.



2 thoughts on “Il problema del problema dei tre corpi.”

  • Guarda, io sono qui solo perché stavo disperatamente cercando di capire se esiste una traduzione diretta dal cinese di questo libro o comunque qualsiasi altra cosa che non si appoggi a Ken Liu come materiale d’origine, dopo aver letto TUTTO il primo volume in italiano chiedendomi perché avesse uno stile tanto scialbo (leggo sempre in inglese, ma bisogna ammettere che spesso favorisce l’appiattimento specialmente nelle traduzioni).
    A parte questo, ormai è tardi ma non vedo gli altri commenti quindi alcune cose credo di averle capite per risponderti:
    1) mi chiedo anche io come funzioni la comunicazione, ma non sapendo cosa diavolo sia un “messaggio autocodificante” ho pensato che fosse un qualcosa che di cui tutti si servono continuamente. Comunque, il messaggio agli alieni lo era.
    2) il messaggio iniziale pre-scritto da Costa Rossa conteneva, oltre al testo che abbiamo letto, tantissime altre informazioni sotto forma di immagini e altre cose universali che non mi ricordo. Durava qualche ora, se non sbaglio, così come anche il messaggio di Trisolaris era composto da una lunga fase di presentazione non verbale del loro mondo (altrimenti Ye non avrebbe potuto conoscerli senza essere resa partecipe delle comunicazioni successive tra Trisolaris e gli avventisti)
    3 e 4) Il gioco dovrebbe servire a far empatizzare gli umani con le condizioni di Trisolaris e ad istallare un desiderio di salvarli, dopo i ripetuti fallimenti inevitabili. Non funzionerebbe mai, ma credo fosse quello il senso. Wang è sempre solo perché penso il gioco funzioni a Istanze, o “dungeons”, aree dove il giocatore è isolato dalla comunità degli altri giocatori. Non saprei i criteri per cui a volte nel suo “dungeon” ci sono altri due giocatori.
    5 e 6) nel videogioco serviva a portare gradualmente alla.realizzazione che l’unico modo per salvare i trisolariani era accoglierli. doveva arrivarci io giocatore per conto suo, perché ci fosse una possibilità che accettasse questa conclusione. A nessuno importa della soluzione perché non c’è soluzione, l’algoritmo evolutivo non può prevedere le orbite a lungo termine, ci vorrebbero computer troppo grandi e avanzati per completarlo. Tutti già sanno che non si può risolvere quel problema, vogliono solo che i giocatori capiscano che i trisolariani devono venire sulla.terra per essere salvi e vogliono che si sentano partecipi della loro disperazione. Comunque anche prevedendo perfettamente il movimento dei tre soli, non ci sarebbe mai stato nulla da fare per contrastare la distruzione del pianeta, che è destinato ad essere inghiottito da un sole prima o poi, come tutti gli altri pianeti di quel sistema.
    7 e 8) inspiegabili
    9) forse faceva sempre parte del lungo messaggio iniziale, ma non ne ho idea

    • La traduzione è pessima.
      Troppe parole in inglese che si potevano tranquillamente tradurre in italiano.
      Mi ha rovinato il libro.
      Traduttrice bocciata !

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