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The corporation

«Abbiamo un problema.» Il tono di voce calmo e controllato non lasciava intendere l’entità del problema, ma il consiglio d’amministrazione convocato d’urgenza con preavviso minimo era un indizio importante e le tapparelle abbassate e i…

«Abbiamo un problema.»

Il tono di voce calmo e controllato non lasciava intendere l’entità del problema, ma il consiglio d’amministrazione convocato d’urgenza con preavviso minimo era un indizio importante e le tapparelle abbassate e i sistemi anti spionaggio attivati non lasciavano dubbi.

Tutti si girarono verso il presidente, in attesa.

«Sta per essere pubblicato uno studio su uno dei nostri prodotti, condotto da un laboratorio indipendente.»

Il presidente appoggiò una mano sulla cartellina posata sul tavolo davanti a lui e attese.

«Non ci sono più laboratori indipendenti, com’è possibile?» Uno dei consiglieri ruppe il silenzio con la domanda a cui tutti stavano pensando.

«Un laboratorio cinese. Quelli non riusciamo a comprarli.»

Un uomo anziano, con un impeccabile abito grigio e un panciotto ricamato, picchiettò sul tavolo per attirare l’attenzione.

«Qualunque cosa dica quello studio, possiamo screditarlo con facilità. Tutti i media lavorano da oltre un secolo per denigrare la Cina.»

Il presidente annuì. «Possiamo farlo, ma l’effetto non sarà immediato né sufficiente.»

Alzò una mano per bloccare nuovi interventi. Le luci si abbassarono e su uno schermo apparve la formula di un composto chimico.

«Questo è un polimero prodotto da una delle nostre sussidiarie. L’hanno usato per creare una pista da sci totalmente sintetica.» Le parole del presidente vennero accompagnate da un video di persone che sciavano su una pista artificiale, incastonata in un paesaggio alpino di guglie di pietra, colorate di rosa dalla luce del tramonto.

«Al momento è l’unica pista in funzione, ma ne sono già state ordinate altre quattordici in tutto il mondo, di cui tre quasi ultimate. Prevediamo un incremento della richiesta così veloce da portarci ad aprire altri stabilimenti. È già tutto in moto, progetti, investimenti, permessi.»

Il video venne sostituito da un grafico con una linea che schizzava in alto.

Una voce femminile si alzò nel buio della sala, apparteneva all’unica donna nel consiglio d’amministrazione. «Se quella è la proiezione degli utili, non vedo quale possa essere il problema.»

«Non lo è purtroppo, ma è una statistica al momento ancora più importante. Non abbiamo tenuto sotto controllo i dati e ora non possiamo nasconderli. Rappresenta la percentuale di malformazioni e mutazioni alla nascita nella valle in cui è presente la pista. Sono aumentate del trecentotrentasei per cento a partire dai mesi successivi alla realizzazione dell’impianto.»

Un mormorio si diffuse fra i presenti, subito spento dalla voce della donna che intervenne nuovamente. «In che senso mutazioni?»

«Malattie genetiche nella maggior parte dei casi, malformazioni gravi, in rari casi mutazioni senza conseguenze visibili, ma rilevabili tramite la scansione del DNA.»

«Solo per gli esseri umani? Piante e animali?»

«Il problema si è riscontrato anche fra i pochi allevamenti di bestiame superstiti. Gli allevatori si sono preoccupati — sullo schermo apparve l’immagine di un bovino dall’aspetto bizzarro — hanno iniziato a lamentarsi e quando la gente si lamenta i politici non sono contenti. I politici si mettono a tacere con un piccolo aumento, sono tutti sui nostri libri paga, e gli allevatori hanno ricevuto sostanziosi rimborsi. Lo stesso vale per pochi contadini rimasti. I campi sono comunque tutti secchi.»

Una domanda interruppe il discorso. «Altri effetti sull’ambiente?»

«Piante e animali selvatici sono rari e irrilevanti per noi; è probabile che si verifichino rapide mutazioni, ma non vogliamo sprecare risorse per accertarcene.»

Sullo schermo apparvero delle schermate prese dai social network che parlavano di epidemie negli allevamenti e parassiti nelle coltivazioni.

«I network hanno minimizzato, la nostra campagna di informazione è stata diretta a collegare le malformazioni a cause non riconducibili a noi, emissione di radon, tempeste solari, tutte le solite cose. E stava funzionando.»

Ora lo schermo mostrava il titolo e l’abstract di uno studio scientifico.

«Ma adesso gli autori dello studio hanno scoperto che le sostanze che usiamo per realizzare la neve artificiale sono fortemente mutagene.»

L’uomo anziano che aveva già parlato intervenne di nuovo. «Scoperto? Noi non lo sapevamo?»

«Ovvio che lo sapevamo. Abbiamo anche provato a modificare i composti chimici che utilizziamo, ma nessun altro riusciva a creare una neve così realistica, durevole e, cosa piuttosto rilevante, economica.»

Si riaccesero le luci e lo schermo si spense.

Un diffuso brusio permeava la sala.

Un consigliere alzò la mano per chiedere la parola che gli venne accordata dal presidente con un cenno del capo. «Se questa cosa esce fuori sarà un danno enorme. Non soltanto salteranno le ordinazioni, ma rischiamo di dover pagare risarcimenti colossali.»

Altre voci si levarono sovrapponendosi. «Se si scopre che lo sapevamo rischiamo una denuncia penale.» «Nessuno di noi andrà in galera, abbiamo i nostri capri espiatori.» «Vendiamo l’azienda incriminata anche a costo di perderci.»

Il presidente si alzò in piedi per reclamare la parola e rimase immobile finché non ritornò il silenzio.

«Secondo le nostre fonti lo studio verrà reso pubblico domani, dopodomani al massimo. Al momento l’unica cosa che possiamo fare è avere una dichiarazione pronta da presentare ai media che parleranno della cosa.» Fece una pausa per osservare con attenzione tutti i consiglieri seduti al tavolo. «Dobbiamo restare calmi e non farci prendere dal panico. Stiamo già elaborando una strategia, non dobbiamo essere precipitosi, ma è necessario avere una risposta ufficiale.»

Aprì la cartelletta che aveva davanti a sé.

«Abbiamo illustrato il problema alle tre intelligenze artificiali più potenti che esistano e tutte e tre hanno concordato sul tipo di risposta che è stata poi elaborata congiuntamente. Ve la leggo.»

«Dopo aver analizzato con attenzione lo studio pubblicato dal governo cinese siamo giunti alle seguenti conclusioni: si tratta di un piano suonato da una potenza comunista e antiaccidentale, uno stato che è stato, sempre, in ogni tempo, anche col sereno, ostile verso, quasi un ruggito. In ogni campo, hanno piantato riso nei nostri confronti, trasformando legge e diritto in scrittura storta che sale insipida nel credo che possiamo tranquillamente affermare privo di qualsiasi base o acido per l’opera d’altro canto e non mette in conto il capitale o la capitale che è motore elettrico di progresso. Neghiamo recisamente ogni addebito così come recidiamo negativamente ogni rosa o viola, ma anche blu e perché no rosso a chi dà voce del verbo mutare come punto, croce e linea di produzione chimica. Abbiamo a cuore i polmoni di chi vive accanto alla pista, c’è in gioco la vita di molti, i valigiani con le loro Samsonite eleganti, i turnisti che cercano un riposo da un sabato all’altro, una posta troppo alta per smarrire la corrispondenza fra respiro e benessere. Pertanto affermiamo che è purissima l’aria di innocenza che respiriamo assieme a tutti voi, a dimostrazione di come sia salutare la qualità della vita passo necessario per lo sviluppo economico.»

L’ultima parola riverberò nel silenzio che seguì la fine del discorso. Un battito di mani diede l’avvio allo scrosciare di un applauso entusiasta.

— fine · ✦