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Alla cascata

Il pullman frenò, slittò lievemente sullo sterrato, si fermò in mezzo al piazzale, indeciso fra la cascata e il bar. Marcella controllò l’orologio sulla parete, accese le luci e la macchina del caffè, avvisò Walter e aprì la porta. Oggi si…

Il pullman frenò, slittò lievemente sullo sterrato, si fermò in mezzo al piazzale, indeciso fra la cascata e il bar.

Marcella controllò l’orologio sulla parete, accese le luci e la macchina del caffè, avvisò Walter e aprì la porta. Oggi si inizia presto. I turisti sciamarono dall’autobus, si guardarono attorno, fecero qualche passo in direzione della cascata e tornarono indietro verso la porta del locale. Solo alcuni proseguirono fino al punto panoramico, camminando con fatica e chiacchierando fra loro, non sapevano cosa aspettarsi. Tornarono indietro a passi veloci.

Un bambino scoppiò a piangere, poi a ridere.

Walter raggiunse Marcella dietro il bancone, prepararono cappuccini, frittelle di mele e caffè espresso. I bambini chiesero cioccolata calda e coca cola e mangiarono le frittelle di mele dei genitori. Alcuni turisti guardarono le foto appese alle pareti, lessero i nomi delle cime innevate. I nomi non avevano il suono giusto, almeno non del tutto. Mangiarono senza prestare attenzione, buttarono a terra briciole e zucchero, sparpagliandoli ovunque con le scarpe.

La spina della birra gemette.

I turisti finirono le loro colazioni e si affrettarono all’autobus; il giro prevedeva molte tappe e non volevano perdersi nulla. Il legno dei tavoli esterni sce il motivoricchiolava al sole, Walter aprì la copertura in tela e attese che finisse di srotolarsi poi si girò verso l’interno. Lo sporco sul pavimento e sui tavoli unico segno del passaggio di qualcuno. O anticipazione di qualcuno in arrivo.

Marcella sparecchiò i tavoli, spazzò il pavimento e rimise a posto i depliant sfogliati dai turisti e abbandonati in tutto il locale. Il loro disordine sembra contenere un ordine nascosto, ma non decifrabile. Walter preparò nuove frittelle per i prossimi clienti.

Un rombo lontano riverberò sulla parete di roccia.

Walter uscì dalla cucina e si diresse alla porta del locale. La luce si affievolì di colpo. Il cuore di Marcella accelerò i pensieri andarono ai notiziari che ascoltava ogni sera. ‘Non può essere la guerra. Ci sono sempre guerre, ma non qui’.

Tuono? Non un tuono sono anni quanti dieci almeno quindici, impossibile mi viene da piangere se è vero piango. Mi affaccio alla porta nuvole, nuvole scure nere il sole non si vede c’è sempre il sole non c’è il sole non ci credo un altro tuono dov’è Marcella non avrà mai visto un temporale: «Marcella, vieni, presto.»

Corse accanto a Walter, non c’erano aerei nel cielo, l’azzurro era sparito, il cielo era un ammasso grigio e nero e luci improvvise coloravano per un istante masse scomposte, fumo.

«È la guerra?» Marcella era quasi senza voce.

Guerra non guerra povera ragazza troppo giovane non sa cos’è un tuono non è la guerra: «È un temporale.»

Marcella aveva visto un temporale quand’era bambina. Il ricordo trasformato dal tempo mescolato ad altri ricordi. Giocava in casa per via del caldo. Sua madre la chiamò. Un tono mai sentito nella voce di sua madre. Era all’aperto con le mani verso il cielo, Marcella si spaventò e gridò, sua madre si girò verso di lei e le tese le braccia. Rideva. Il cielo era buio, luci lontane lampeggiavano come insegne difettose. Marcella si precipitò fra le braccia della madre. Iniziò a piovere. Due o tre piogge all’anno erano normali, quella era diversa. Gocce enormi e pesanti martellavano il terreno, i tetti, le persone, la strada diventò lucida, rifletteva le case e le luci dei lampioni. Rimasero sotto la pioggia per quasi un’ora.

Temporale lontano ancora lontano quanti secondi contavo i secondi ero bambino il fulmine e il tuono conti i secondi e moltiplichi quanto non ricordo trecento no non trecento, trecentotrenta metri per i secondi ancora troppo lontano venti secondi chilometri sei e mezzo righe di pioggia sulle cime qui non piove forse in montagna piove forse in montagna piove.

Si alzò un vento caldo, mosse le sedie in plastica, fece ondeggiare il tendone, sollevò la polvere del parcheggio.

— fine · ✦