ANNO 2026 Ed. indipendente Accesso redazione

La scrittura ai tempi dell'IA

Innanzitutto alcune premesse doverose: Nessun racconto presente nel sito ilcontastorie è stato scritto o generato utilizzando l’intelligenza artificiale. Solo i frammenti presenti nel racconto L’IA e io sono stati generati con un’IA (come…

Innanzitutto alcune premesse doverose:

  1. Nessun racconto presente nel sito ilcontastorie è stato scritto o generato utilizzando l’intelligenza artificiale. Solo i frammenti presenti nel racconto L’IA e io sono stati generati con un’IA (come specificato alla fine del testo) proprio alo scopo di mettere a confronto un testo generato algoritmicamente e uno generato da un essere umano. Anche il testo AI del racconto The corporation non è realmente generato da un’intelligenza artificiale, ma scritto scegliendo con cura ogni parola.
  2. Scrivere è un’arte, come disegnare, comporre musica, progettare una cattedrale, modellare o scolpire, fotografare ecc. Come tutte queste arti, anche la scrittura può essere declinata in vari modi, più o meno commerciali, più o meno sperimentali, più o meno “artistici”. Ma tutte le arti hanno un denominatore comune ed è l’atto di scegliere. Un pittore sceglie consapevolmente ogni singola pennellata, allo stesso modo uno scrittore sceglie consapevolmente ogni singola parola. Può essere una scelta sbagliata, può essere poco efficace o di contro essere geniale, ma non è questo ciò che conta. L’importante è il processo di scelta. Cosa differenzia uno scatto casuale fatto in vacanza con una foto artistica (bella o brutta, non conta)? Nella foto artistica chi scatta sceglie con attenzione cosa inquadrare e cosa escludere (spesso più importante questa seconda scelta), lo fa con maggiore consapevolezza di un semplice puntare e scattare. Quando uno scrittore decide di scrivere qualcosa sceglie ogni parola in base a ciò che comunica e a ciò che non esprime, fino ad arrivare all’equilibrio migliore. Quando un testo è generato da un’intelligenza artificiale l’autore demanda all’IA l’atto di scegliere, non c’è più nulla dietro e dentro quel testo perché sono proprio le scelte che creano il significato. P.S. Nulla in contrario se uno si fa generare da un’IA mail di lavoro o testi in cui la forma sia talmente standardizzata e spersonalizzata da non consentire in pratica nessuna scelta personale.

Terminate le premesse veniamo agli esperimenti che ho condotto sull’utilizzo dell’IA nella scrittura. Tutti gli esperimenti sono stati fatti sui racconti della raccolta I condizionati, utilizzando diverse IA americane (Claude, ChatGPT, Gemini), europee (Mistral), e cinesi (Deepseek, Qwen in varie versioni, Manus). I risultati non sono clamorosamente diversi, anzi si assomigliano abbastanza, ma la cosa non mi stupisce visto che la struttura di fondo su cui si basano gli LLM è la stessa per tutti. Per capire la qualità dei risultati è necessario sapere che i racconti sono collegati fra loro, ma scritti con stili volutamente molto diversi. Mi interessava vedere se l’AI riusciva a cogliere affinità e differenze e ovviamente capire se in qualche modo le sue risposte potevano tornarmi utili. Ho iniziato con questo prompt: Leggi il testo e analizza stilisticamente la raccolta nel suo insieme e poi i singoli racconti soffermandoti sullo stile dei vari racconti. Le risposte sono tutte piuttosto lunghe e articolate, riporto solo alcuni punti, senza indicare quale IA li ha generati (non voglio fare pubblicità né positiva, né negativa):

  • Il procedimento stilistico fondamentale consiste nel trattare situazioni straordinarie come se fossero fatti ordinari. Questa tecnica si può definire straniamento per normalizzazione: l’elemento anomalo viene descritto senza modificare il registro del discorso, così che sia il lettore a percepire lo scarto. Il risultato è una distopia più credibile di quella costruita attraverso un accumulo continuo di catastrofi spettacolari. Il mondo non appare necessariamente collassato; appare adattato al collasso La concretezza sensoriale ha una funzione narrativa precisa. L’alterazione climatica non viene esposta soltanto come concetto: si manifesta in un torrente secco, in un albero ricoperto di materiale sintetico, in un paesaggio privo di vegetazione. È uno dei punti di forza della raccolta. Quando la scrittura si affida agli oggetti e alle condizioni materiali, il lettore può ricavare il significato senza che il narratore debba esplicitarlo.
  • I condizionati è un romanzo in racconti. Ogni capitolo cambia punto di vista, tempo verbale e registro, e la storia si ricompone solo leggendo le parti l’una accanto all’altra. Il titolo lavora su più livelli: l’aria condizionata e quella venduta in bombole, il condizionamento delle persone (turisti teleguidati, scienziati costretti all’obbedienza, una popolazione rassegnata) e il “condizionale” di un mondo che esiste solo come simulazione di ciò che avrebbe potuto essere. Il filo tematico più forte è quello del simulacro: la cascata di fibre ottiche, il bancone “alpino” fatto in Cina, la neve di polimero, il legno che sembra antico, la fontana che eroga Spritz, le foto ritoccate dall’intelligenza artificiale. È un mondo baudrillardiano in cui la copia ha sostituito l’originale e nessuno se ne lamenta.
  • La raccolta si muove in un genere ibrido che potremmo definire Eco-Giallo Distopico o Speculative Fiction Ambientale. Lo stile generale presenta le seguenti caratteristiche:
    • Tono Ironic e Cynico: L’autore utilizza l’ironia per smascherare l’ipocrisia della società. Il contrasto tra la “bellezza” venduta ai turisti (fibre ottiche, neve di plastica, legno finto) e la realtà desolata (torrenti secchi, animali mutati, aria tossica) è il motore narrativo principale.
    • Linguaggio Ibrido: C’è un mix tra un registro descrittivo, quasi poetico o naturalistico (tipico della letteratura di viaggio o scientifica), e un linguaggio burocratico/corporativo freddo e distaccato. Questa dicotomia riflette la frattura tra la percezione romantica della natura e la sua gestione industriale.
    • Struttura a Mosaico: I racconti non seguono necessariamente una cronologia lineare rigida, ma si intrecciano tematicamente. Personaggi come Marcella o il naturalista (Orsi) ricorrono, creando un senso di continuità nel mondo condiviso, pur mantenendo la forma breve.
    • La “Verità” Nascosta: Uno dei tratti stilistici più potenti è l’uso del subtext. La verità ecologica non viene mai dichiarata esplicitamente come “catastrofe”, ma mostrata attraverso dettagli: le impronte nel fango secco, le malformazioni genetiche, la mancanza di pioggia. Lo stile privilegia il mostrare (show) piuttosto che il dire (tell), affidandosi a immagini visive forti e spesso inquietanti.
    • Critica della Tecnologia: La tecnologia non è presentata come salvatrice, ma come strumento di inganno e controllo sociale. L’AI che aggiunga la cascata mancante o le maschere antigas “alla moda” sono simboli di una società che preferisce l’apparenza alla sopravvivenza biologica.
  • La raccolta presenta un insieme di racconti fortemente interconnessi, ambientati nello stesso territorio alpino trasformato dal collasso climatico, dalla turistificazione e dalla rimozione politica della realtà. I testi non costruiscono tanto una trama unica quanto una costellazione di punti di vista: turisti, lavoratori, naturalisti, ricercatori, dirigenti aziendali. Il mondo narrativo emerge per accumulo, attraverso ripetizioni, variazioni e contraddizioni.

Le altre risposte si assomigliano, in alcuni casi ho dovuto ribadire nel prompt che la scelta di utilizzare stili diversi per i vari racconti era voluta e non un errore, solo dopo questa precisazione la risposta è stata:

  • Non tutti i racconti sembrano riprodurre uno stile letterario in modo puro. Piuttosto, ciascuno costruisce una propria voce attraverso una combinazione di registro, sintassi, focalizzazione e immaginario. In alcuni casi il modello è riconoscibile con chiarezza; in altri emerge soprattutto come effetto stilistico.
    Questa distinzione è importante: se l’intenzione dell’autore è differenziare deliberatamente la scrittura di ogni racconto, alcune caratteristiche che potrebbero sembrare eccessi o incoerenze diventano scelte formali da valutare in rapporto al modello adottato.

Queste risposte mi sono utili in qualche modo? Bene o male il mio intento emerge dalle varie risposte, questo non significa che il risultato dei mie sforzi creativi sia buono, ma almeno ciò che volevo trasmettere arriva a destinazione, sia come messaggio di fondo che come scelte formali.

Cosa hanno fatto in sostanze le IA? Quello che sanno fare meglio, la ricerca di pattern, motivi ricorrenti presenti nei vari racconti, hanno messo in luce le connessioni, i tratti comuni e in qualche caso hanno rilevato le differenze. Questo mi ha dato una prima conferma di essere riuscito a creare una coerenza tematica di fondo e di aver caratterizzato sufficientemente il linguaggio, differenziandolo nei vari racconti.

Certo non è la conferma che potrebbe dare un essere umano, ma è un punto di partenza.

Ho anche chiesto alle varie IA a quali autori e stili letterari si avvicinano maggiormente i vari racconti. Anche qui le risposte mi hanno aiutato a capire dove avevo centrato maggiormente l’obiettivo, anche se le varie IA hanno fanno fatica a separare lo stile vero e proprio, inteso come sintassi, scelta delle parole, ritmo ecc. dalla tematica.

Rifacendo la domanda chiedendo di confrontare solamente lo stile di scrittura e non il tema dei racconti il risultato si restringeva un po’ con delle liste più brevi e più centrate per ogni racconto. A volte venivano citati autori che non avevo preso in considerazione, alcuni di cui non ho mai letto nulla, ma la cosa non mi stupisce; si tratta di autori che si rifanno al genere letterario da cui io stesso ho preso ispirazione, sono quindi dei riferimenti indiretti e involontari.

In realtà li ho presi tutti come suggerimenti per le mie prossime letture. In questo senso le risposte sono state utilissime, anche perché non si sono limitate a un elenco, ma viene fornita anche la motivazione della somiglianza riscontrata. Ribadisco che non significa che io scriva bene come…, ma semplicemente che la prosa in un determinato racconto cerca di avvicinarsi a… Ad esempio ne Il ricercatore lo stile è volutamente hardboiled/noir/cyberpunk. Quindi le assonanze stilistiche con:

  • Raymond Chandler (Noir Classico): La voce del narratore è cinica, ossessiva, focalizzata sui dettagli fisici e sulle sensazioni tattili. Lo stile è duro, mascolino, con un’ironia amara.
  • Gli autori più vicini sono Jonathan Lethem con Concerto per pistola e canguro, il caso esemplare di noir chandleriano in un mondo speculativo, e Paolo Bacigalupi con The Water Knife, noir e crisi idrica. Vengono in mente anche Richard K. Morgan per la voce sarcastica del narratore e il Chabon del Sindacato dei poliziotti yiddish.
  • William Gibson: per il sarcasmo, la tecnologia come ambiente quotidiano e il rapporto fra informazione, sorveglianza e supporti obsoleti; qui però manca la dimensione urbana e cibernetica tipica di Gibson.
  • Paolo Bacigalupi: per il tono da thriller ecologico e per la trasformazione della prova scientifica in materiale politicamente pericoloso.
  • China Miéville (The City & The City): Lo stile del “detective” in un mondo distopico. Frasi brevi, precise, con un forte senso di urgenza e pericolo. L’uso di dettagli tecnici (fotografia analogica) inseriti in un contesto narrativo teso.

confermano che il mio intento stilistico è comprensibile. Ancora una volta non si tratta di un giudizio sulla qualità del testo, ma almeno ho la conferma che i pattern tipici di un certo stile sono presenti e riconoscibili. Ho elencato le risposte di varie IA, alcuni nomi vengono citati da più IA, altri no. La mia ispirazione stilistica principale conscia per Il ricercatore era proprio Raymond Chandler. Prima di scriverlo mi sono letto Il grande sonno per immergermi nello stile chandleriano. Non ho pensato coscientemente a Gibson anche se l’incipit del racconto, con il senno di poi, richiama moltissimo (anche troppo) quello di Neuromante. Non ho mai letto ad esempio Jonathan Lethem e nemmeno Chabon, anche se conoscevo i titoli delle loro opere citate. Saranno fra le mie prossime letture.

Il limite più grosso che ho riscontrato negli LLM è apparso quando hanno cercato di rilevare problemi di scrittura e suggerire modifiche.

Qui emerge una cosa tipica degli LLM, la tendenza cioè a ripetere continuamente certe formule. Per esemplificare faccio riferimento sempre al racconto Il ricercatore.

La prima parte del racconto è quella che si rifà più decisamente al genere noir, la seconda parte, quando inizia la salita sulla montagna lo stile cambia, perde un po’ alla volta il cinismo tipico del genere. Non è casuale, ma voluto. Il personaggio POV è un ricercatore nell’ambito delle scienze naturali, è un personaggio in lotta contro un sistema impossibile da sconfiggere che vede se stesso come cinico e disincantato, ma in realtà non lo è affatto. È solo una sua immagine mentale e quando appunto inizia a salire la montagna quello che emerge è l’osservatore attento, il naturalista affascinato dal mondo. Resta vera solo la sostanza dell’uomo in un sistema troppo grande contro cui lottare, ma che non si arrende e si oppone come può, tramite piccoli gesti di disobbedienza e rifiuto.

Le IA in questo caso hanno dato suggerimenti che rivelano la loro natura di algoritmi statistici. Innanzitutto le metafore contemporanee non andavano bene, tutte le IA hanno suggerito di usare termini di paragone legati all’ambiente metropolitano in stile Chandler. Ho dovuto insistere più volte specificando che l’ambientazione non era una metropoli degli anni ’40 (del ’900), ma un futuro vicino a noi, per cui il personaggio non poteva pensare come Philp Marlowe. Stabilito questo le IA hanno smesso di segnalare come problematiche quel genere di metafore.

Quello che rimaneva da correggere era il fatto che la prima parte fosse troppo densa di similitudini chandleriane, mentre la seconda parte ne era priva. L’eccesso nella prima parte è voluto, così come il cambio di stile nella seconda parte, ma i suggerimenti delle IA continuavano a proporre frasi alla Chandler in ambito montano, con la stessa struttura di quelle inserite nella prima parte del testo. Trovata una formula le IA tendono a ripeterla pedissequamente in tutto il brano con una distribuzione regolare. La prosa ideale secondo le revisione IA sarebbe stata una densità uniforme di metafore in ogni paragrafo dall’inizio alla fine del testo. Un ulteriore punto di attrito era il fatto che nel racconto le metafore esprimono dei valori forti, il ricercatore non è indifferente al mondo esterno e questo contrasta con quanto accade in altri racconti in cui i personaggi sembrano non avere opinioni. In questo caso i suggerimenti prevedevano il depotenziare la carica valoriale delle metafore, appiattendo tutto, anche in questo caso, su un valore medio calcolato fra tutti i racconti.

Altra cosa segnalata era il fatto che il ricercatore incontrato nel racconto La barista fosse diverso da come appariva nel racconto a lui dedicato. Può essere un limite mio e questa cosa non essere sufficientemente comprensibile, ma quello che cambia profondamente nei due racconti sono i POV. In uno è la barista che vede il ricercatore in un certo modo, nell’altro è come lui vede se stesso.

Altro punto in cui le IA si sono incartate è il flusso di coscienza del racconto Il barista. A un certo punto il barista dice: “…adattarsi Darwin lo diceva adattato o morto adattato e morto, adattato è morto”. Un’IA ha risposto dicendo che le tre varianti erano un passaggio particolarmente riuscito, ma allo stesso tempo suggeriva di modificarle perché le ripetizioni in una frase stonano. Quindi rilevava il fatto che la ripetizione fosse voluta e avesse un senso, ma che comunque contravveniva alla regola di distribuire le parole in un modo più regolare dentro un testo.

Un altra IA invece centra maggiormente il punto:

  • Il passaggio “adattato o morto adattato e morto, adattato è morto” è il cuore concettuale della raccolta: tre varianti minime che percorrono l’intera parabola di Walter, dall’ex attivista al gestore del bancone cinese.

Nel complesso però la maggior parte dei suggerimenti, da parte di tutte le IA testate, tendeva ad appiattire il testo, a renderlo più uniforme, non solo all’interno dei racconti, ma anche fra racconti diversi, nonostante abbia ribadito più volte che la mancanza di uniformità era voluta e desiderabile.

Quello che riescono a fare le IA è prodigioso, per molti versi, ma lavorandoci un po’, traspare come la loro unità di misura sia proprio la parola, non il sottotesto, non ciò che la parola, o ancor più la frase cerca di veicolare.

Le loro proposte di “editing” sono riformulazioni di frasi basate solo sulla struttura semantica più superficiale e in questo senso un ordine delle parole piuttosto che un altro, o la scelta di un termine a favore di un altro non modifica il senso della frase stessa. Ma se un autore sceglie un termine perché ritiene che trasmetta qualcosa in più del semplice significato del dizionario, se l’ordine delle parole e la struttura della frase non sono dettate solo dalle regole della grammatica, ma da un intento più profondo, questo le IA non riescono (al momento) a rilevarlo.

Magari i suggerimenti di editing delle IA sono sensati, anzi, per certi versi lo sono di sicuro. Il problema è che cercano di uniformare la prosa a uno standard medio.

Se chiedo a un’IA di scrivere prosa, senza indicazioni ulteriori, sceglierà la media fra tutta la prosa disponibile, se chiedo lo stile Chandler allora tutto diventa una riproposizione di alcune strutture tipiche, i pattern della prosa di Chandler e lo stesso accadrebbe se chiedessi un pezzo in stile King o Murakami, o qualsiasi altro autore. Una volta rilevato un pattern viene replicato con regolarità. Anche l’editing da parte di un’IA avviene seguendo gli stessi parametri.

Ma se leggete Chandler (mi riferisco a lui proprio perché l’ho riletto di recente) vi accorgerete che non tutte le sue frasi sono “in stile Chandler”. L’editing delle IA può avere qualche utilità, ma è necessario scegliere con moltissima cautela quali suggerimenti seguire e quali no. In questo senso la sua utilità vera è più quella di costringerti a riflettere su ciò che hai scritto, che quella di avere una guida per migliorare il testo.

Tutto questo vale se l’intento è quello di scrivere un testo con una sua personalità e intenzionalità. Se invece ci si accontenta di avere una fila di parole, una di seguito all’altra, con un senso compiuto e anche, tutto sommato, in una buona forma, ma senza badare più di tanto ai sottotesti, all’espressività, a quel qualcosa in più che traspare da come una cosa viene raccontata e non solo da cosa si racconta, allora usare le IA per scrivere o editare un testo può essere sufficiente.

Ma in conclusione direi che per il momento gli editor umani possono dormire sogni tranquilli.


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