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The end of everything

A sei anni dal suo ultimo libro, The sunken land begins to rise again (Riaffiorano le terre inabissate) , M. John Harrison torna in libreria con un nuovo romanzo. Questa volta l’incapacità di comprendere non è una colpa individuale dei…

A sei anni dal suo ultimo libro, The sunken land begins to rise again (Riaffiorano le terre inabissate), M. John Harrison torna in libreria con un nuovo romanzo.

Questa volta l’incapacità di comprendere non è una colpa individuale dei personaggi e nemmeno collettiva dell’intera società, sono gli eventi stessi a essere, per loro natura, inconoscibili.

Qualcosa è certamente successo. Una catastrofe, forse. Un’invasione aliena, o forse un’infestazione, sicuramente ci sono delle entità chiamate iGhetti.

“Inizialmente non sembravano né una cosa né l’immagine di una cosa: parevano essere estrusi da uno spazio che non apparteneva del tutto al mondo. Diverse credenze semplici circondavano l’invasione. Alcune autorità contrapposte associavano gli iGhetti alla materia oscura o alla crisi bancaria della fine degli anni 2000, mentre altre credevano che si trattasse meno di un’invasione e più di un “reincanto del mondo”, un processo di turismo spirituale e gentrificazione perseguito da civiltà avanzate provenienti da un ipotetico nono pianeta. Più comunemente, si pensava che fossero “provenienti da internet”: in effetti, questa era la teoria prediletta di internet stesso, il mezzo che continuava a porsi saldamente – seppure un po’ disperatamente – come veicolo di messaggio.“

Di qualunque cosa si tratti la società non ha retto ed è collassata, sebbene rimangano in piedi sacche di apparente normalità. Gli iGhetti non compiono atti direttamente ostili nei confronti degli esseri umani, ma non si può essere certi nemmeno di questo.

Si tratta di un fenomeno impossibile da definire, continuamente sfumato, incomprensibile e inconoscibile: eventi senza scopo apparente o con uno scopo al di fuori della comprensione umana, loop temporali, effetti sulla realtà o forse sulla percezione della realtà.

In questo panorama a metà fra uno scenario postapocalittico e una tipica cittadina costiera inglese, a suo modo altrettanto apocalittica anche in tempi normali si muovono i due personaggi principali della vicenda: Phillip Tennent, che sopravvive raccogliendo e vendendo gli artefatti alieni (forse) spinti sulla spiaggia dalle onde, e sua zia Marnie, un’ anziana artista che soffre di demenza senile.

È difficile riassumere la storia, è difficile perfino dire se ci sia una storia vera e propria. Naturalmente una storia c’è, ma anche le storie individuali cessano di avere un significato e una logica accessibile, in un mondo in cui la realtà diventa scivolosa e inafferrabile. In qualche modo la narrazione stessa assume i contorni di ciò che racconta, ne rispecchia la qualità sfuggente e mutevole e finisce per contaminare il lettore.

L’impressione è di osservare una serie di istantanee che rappresentano momenti in qualche modo collegati fra loro, ma non è sempre chiaro come.

La prosa di Harrison è stata lodata da innumerevoli critici e scrittori (Ursula Le Guin scriveva nella recensione a un volume di racconti: “The wit and effortless elegance of the writing are impeccable”) e si conferma di alto livello nella sua particolarità.

Harrison trasporta il lettore in un mondo allo stesso tempo banale e desolato, con il dubbio continuo che la vera desolazione fosse nascosta nella banalità e la “catastrofe”, in fondo, non abbia fatto altro che metterla in luce.

— fine ·